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Cavalli morti a Volterra, l’inchiesta riparte: il giudice dice no all’archiviazione

Cavalli morti a Volterra, l’inchiesta riparte: il giudice dice no all’archiviazione

Accolta l’istanza presentata dall’Italian horse protection per i 19 decessi sospetti. Il presidente Richichi: «Sia fatta luce su eventuali sostanze tossiche nei terreni»

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VOLTERRA. Sembrava una storia finita nel dimenticatoio. Invece torna alla ribalta la storia dei 19 cavalli morti tra il 2018 e il 2020 a Tignano, il borgo di Volterra dove fino a un anno fa c’era la sede dell’Italian horse protection (Ihp), un’associazione che si gestisce cavalli sequestrati dalla magistratura per maltrattamenti. A giugno era stata diffusa la notizia che Ihp aveva presentato istanza di opposizione con l'avvocato Alessandro Niccoli alla richiesta di archiviazione proposta dalla Procura di Pisa. E ieri, la stessa associazione ha annunciato che l’istanza è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari (gip), Giuseppe Laghezza, il quale ha disposto nuove indagini, dando credito alla richiesta di analisi del sottosuolo richiesta da Ihp in cerca di eventuali sostanze tossiche.

«Le nuove indagini serviranno per comprendere di cosa siano morti i cavalli – dicono dall’associazione – se la loro morte sia da attribuire a cause ambientali oppure alla mano dell’uomo ed eventualmente chi sia l’autore delle uccisioni».

Il presidente Sonny Richichi si dice «molto soddisfatto della decisione del gip, che evidentemente ha ascoltato con attenzione la mia deposizione e si è convinto che la vicenda dei numerosi cavalli morti a Tignano presenti evidenti lacune nelle indagini medico-veterinarie. Per due anni, a più riprese, abbiamo chiesto alle autorità coinvolte l’istituzione di un tavolo di ricerca, così come l’effettuazione di indagini sul sottosuolo e l’integrazione delle indagini autoptiche con ricerche inspiegabilmente mai fatte, per esempio quella del cianuro. Tutti appelli inascoltati».

Ma Richichi si toglie anche alcuni sassolini dalla scarpa legati a questa vicenda: «Trovo sconcertante il contenuto delle dichiarazioni di alcuni veterinari, tra cui il dottor Rosario Fico, responsabile del Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria, che attribuisce la morte dei cavalli a un “problema gestionale”. Ancora peggiori le dichiarazioni della dottoressa Giuliana Terracciano, l’anatomo-patologa dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Pisa che ha eseguito gran parte delle autopsie, che fa riferimento a “una gestione alimentare probabilmente non idonea”. E quelle della dottoressa Giusj Polizzi, dirigente dell’Asl Toscana Nord Ovest, che dichiarò: “I fattori sono a mio parere vari, tra cui età avanzata degli animali e per i primi casi legati al trasferimento in una stagione proibitiva e ambientali legati al pascolo povero”. Affermazioni gravi e offensive verso un’associazione che dal 2009 accoglie e cura cavalli sequestrati per maltrattamento, avvalendosi delle migliori competenze veterinarie e senza peraltro ricevere fondi pubblici, svolgendo di fatto un servizio gratuito verso lo Stato».

Frasi che, secondo Richichi sono «senza senso, ma che certamente avevano avuto un peso. Segnalo che da quando abbiamo lasciato Tignano e abbiamo spostato il Centro di recupero a Montaione ai cavalli non è accaduto più niente: i decessi registrati sono relativi ad animali morti serenamente di vecchiaia. Non ci siamo mai arresi al nulla di fatto, abbiamo lottato e protestato duramente per la mancanza di risposte, chiedendo a gran voce verità e giustizia. Adesso ci aspettiamo che le indagini vadano più a fondo, anche in base alle indicazioni fornite nella nostra opposizione all’archiviazione». l

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