Il Tirreno

Pontedera

Il caso

Pisa, si finge innamorato e spilla soldi all’amante: condannato per circonvenzione di incapace

di Pietro Barghigiani
Pisa, si finge innamorato e spilla soldi all’amante: condannato per circonvenzione di incapace

Pena di 3 anni per almeno 90mila euro ottenuti con l’inganno, contestata la ricettazione alla moglie

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PONTEDERA.  La storia di amore, soldi e relazioni extraconiugali tollerate dalla presunta “tradita” finisce con due condanne.

Lui, il marito, riconosciuto colpevole di circonvenzione di incapace, ha preso 3 anni. Lei, la moglie, un anno con la condizionale: l’iniziale reato di riciclaggio è stato riqualificato in ricettazione.

È la sentenza pronunciata ieri pomeriggio dal terzo collegio del Tribunale che ha disposto anche un risarcimento a favore della parte civile di 90mila euro, i soldi che per l’accusa sarebbero stati presi con l’inganno a una dipendente del pubblico impiego con deficit cognitivo medio, residente in Valdera. Il pubblico ministero era Giovanni Porpora.

Sono stati condannati Arben Tina, 48 anni e Sara Grilli, 31, residenti a Santa Croce sull’Arno, difesi dall’avvocato Alessandro Niccoli.

«Per quanto riguarda il mio cliente ci sono ampi margini per fare ricorso in appello, aspettiamo le motivazioni – annuncia il legale – . La parte civile ha un deficit medio. Per parlare di circonvenzione di incapace dobbiamo andare su una condizione grave».

La coppia era accusata di aver preso con l’inganno almeno 90mila euro alla donna illusa di aver trovato una persona con cui vivere una storia d’amore. E questo nonostante fosse sposata. «In quel periodo ero più innamorata di lui che di mio marito, ma poi ho capito che mi ha messa in mezzo» si era sfogata la donna in aula, assistita come parte civile dall’avvocato Francesco Di Sandro.

«Con Arben ci siamo conosciuti al battesimo del figlio di un collega di mio marito – aveva esordito la dipendente pubblica, assunta come categoria protetta -. Era il 2015. Ci siamo conosciuti e frequentati come amici. Mi veniva a trovare sul posto di lavoro dicendomi che era in lite con la moglie e che dopo la separazione viveva in un camper». I primi soldi vennero chiesti per riparare il camper, così sosteneva nelle sue richieste Arben. E la donna apriva il portafogli. Nel tempo era arrivata anche a consegnargli 4mila euro della caparra per la vendita del 50 per cento della proprietà di un’abitazione ereditata. «Lui mi diceva che dovevamo andare a vivere insieme e che dovevamo comprare una casa – aveva proseguito la teste -. Una volta me la fece anche vedere. “Vedi, quella sarà la nostra casa”. Ma non era vero. Mi ha messo di mezzo». Il 31 gennaio 2017 la donna firmò un assegno di 20mila euro a favore di Sara Grilli e il 2 febbraio un altro cheque di 10mila euro sempre intestato alla moglie di Arben. La difesa dei coniugi aveva anche prodotto un documento: una donazione per 30mila euro a favore della figlia della coppia sotto processo. La fine dell’illusione e dei versamenti al sedicente innamorato arrivò nel luglio 2017. «Le mie colleghe sapevano – aveva concluso la donna – . Mi convinsi che ero stata raggirata e ne parlai anche mio marito. Andai dall’avvocato per denunciarli e da allora non li ho più sentiti».l

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