Gioco
Pontedera, gli assegnano l’assistenza domiciliare. «Ma mio padre è morto più di tre mesi fa»
Il caso raccontato dal sindacalista della Uilm Samuele Nacci
PONTEDERA. «La richiesta per l'attivazione di un’assistenza infermieristica per suo padre è stata accolta». La telefonata tanto attesa è stata ricevuta da Samuele Nacci, segretario provinciale della Uilm, categoria metalmeccanici, a metà febbraio del 2023. Suo padre, malato terminale, aveva bisogno di cure a domicilio, a Fornacette. Ma i tempi non tornano. Bruno Nacci è morto il 5 novembre 2022.
La domanda era stata inoltrata al distretto di Bientina dell’Asl l'ultima settimana di agosto. Quando Bruno lottava per la vita e aveva necessità di terapie specifiche. Il ritardo nella presa in carico del paziente, di oltre cinque mesi, racconta di un meccanismo complesso dove la burocrazia blocca la tempestività della risposta. Il figlio Samuele non si aspettava un epilogo del genere e dopo il comprensibile stupore ha deciso di condividere quest’esperienza «nella speranza che possa servire a far riflette chi di dovere affinché queste situazioni cambino”», dice. Ha scelto di parlare del disguido «perché queste cose – aggiunge – non devono accadere. Il sistema va rivisto. Non è pensabile lasciare le persone in difficoltà per così tante settimane. Abbandonate al loro destino». Nella denuncia di Samuele non c’è traccia di risentimento ma solo un intento di riflessione.
«Ci tengo a sottolineare – spiega – che il mio disappunto non riguarda in alcun modo i medici, gli infermieri e il personale che, durante tutto il periodo di degenza di mio padre all’ospedale Lotti, non si sono mai risparmiati. Anche al distretto di Bientina abbiamo sempre incontrato figure professionali gentili e disponibili. Ma è la macchina burocratica che non funziona. Che fa acqua. Che ci contatta quando non c'è più niente da fare». Nei primi minuti della chiamata, al telefono, Samuele ha pensato a uno scherzo di cattivo gusto. Poi ha capito che la storia poteva essere un input per modificare un ingranaggio che tende al corto circuito. «Mio padre ci ha lasciato – ripercorre le tappe – a 77 anni dopo una patologia che gli impediva di alzarsi dal letto». Per la famiglia e gli amici è stato un duro colpo. Bruno, storico esponente provinciale del partito socialista, è stato cooperatore e lavoratore solerte nel settore dei trasporti e dei servizi, iscritto alla Uilp (Unione italiana lavoratori pensionati), dove si è impegnato per i diritti dei pensionati. E proprio lui sempre pronto al dialogo e all'ascolto, attento agli altri, nel momento più critico, non ha potuto usufruire di quegli stessi diritti.
«Quando il primo settembre lo dimisero dall’ospedale aveva necessità di assistenza. Mia madre, invalida, non poteva sostenerlo. Ci attivammo in anticipo – continua Nacci – facendo richiesta per un’infermiera almeno un paio di ore la mattina. Per il resto ci organizzammo in autonomia, assumendo un’operatrice». I giorni passavano e dalla Asl nessun cenno. «Così decidemmo di arrangiarsi da soli anche sotto il profilo sanitario. Babbo aveva la flebo e il catetere. Il nodo però di questa vicenda – conclude Nacci – non è tanto l’aspetto economico che comunque conta e pesa sul bilancio di una coppia che percepisce solo due pensioni di invalidità, ma il mancato appoggio del sistema sanitario».
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