Toscana
Un resort termale a Peccioli? Il Tar blocca la ricerca dell’acqua “magica”
Dopo il no del Comune arriva anche la decisione negativa del tribunale amministrativo regionale
PECCIOLI. Non ci sarà alcuna attività di ricerca di acqua termale nell’ipotetico complesso turistico ricettivo in località Poggio al Pino. Dopo il no del Comune, arriva ora il Tar a respingere la richiesta della società proprietaria di terreni e fabbricati, la R2jeju Srl di Ponsacco.
I privati
La R2jeju Srl è una società – alla Camera di commercio risulta inattiva – di cui è amministratrice unica Roberta Giuntini, della storica azienda di abbigliamento.
Capitale sociale di 10mila euro con i due soci titolari del 50 per cento: 5mila euro versati da Giuntini e altrettanti da Renato Mariancini.
Cosa chiedeva la società
La Srl è stata costituita per la realizzazione di una struttura turistico ricettiva nel compendio immobiliare di proprietà dei propri soci in località Poggio al Pino.
L’obiettivo era quello di ristrutturare i fabbricati «per realizzarvi un complesso turistico ricettivo che possa eventualmente offrire ai propri utenti anche servizi peculiari come la fangoterapia e la bagnoterapia».
La società aveva, quindi, avviato le procedure amministrative necessarie per verificare l’esistenza di acque minerali e termali all’interno di una più vasta area in cui è inserito il compendio immobiliare.
Il no del Comune
Nel settembre 2021 viene a presentata un’istanza che ha come oggetto ilò rilascio di permesso di ricerca per acqua minerale e termale in località Poggio al Pino, allo scopo di studiare, individuare e captare falde termominerali.
A dicembre arriva la risposta del Comune che con una determina respinge la richiesta del privato.
«Il Comune di Peccioli accogliendo integralmente l’osservazione del sindaco di Peccioli Renzo Macelloni, contenente le motivazioni di carattere urbanistico di non compatibilità nei riguardi dell’intervento e dell’attività proposti” ha negato a R2jeju Srl il rilascio del permesso di ricerca, in considerazione del fatto che l’area interessata dall’attività di ricerca progettata dalla predetta società, ricadrebbe in una zona definita dal Piano strutturale e dal Piano operativo comunali come “territorio rurale”, per il quale sarebbe consentito unicamente un utilizzo agricolo del suolo – si legge nel documento – . Quindi la creazione di una futura attività produttiva e/o industriale in territorio rurale, risulta incompatibile con le politiche di sviluppo territoriale contenute nella strumentazione urbanistica del Comune di Peccioli».
Cosa dice il Tar
Secondo il Tribunale amministrativo «l’attività di ricerca progettata dalla ricorrente non sarebbe affatto neutra quanto ad impatto ambientale, comportando diverse perforazioni del terreno, effettuate in profondità, a discapito dell’integrità delle falde acquifere che forniscono l’acqua necessaria all’agricoltura».
Tutela del territorio
Sul punto il Tar ribadisce che «ragionevolmente e coerentemente il Comune, nell’esercizio delle sue funzioni, ha opposto la scarsa utilità della ricerca a fronte del rischio di depauperamento dell’ambiente e del paesaggio e di una preziosa risorsa naturale come l’acqua, così ostacolando sin dall’origine la formazione di qualsiasi tipo di affidamento da parte della società richiedente circa la possibilità d’insediare sul territorio agricolo in questione strutture turistico-ricettive dotate di piscine termali, ovvero di servizi particolari come la balneazione, la fangoterapia e la bagnoterapia ad uso esterno».
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