Lutto
Seno rifatto male: condannato chirurgo plastico
Il medico deve risarcire la paziente con 64mila euro
Pontedera Un intervento per rifarsi il seno con esiti disastrosi. E una causa civile contro il chirurgo plastico che l’ha operata che dura da anni. Dopo essere arrivato in Cassazione, il caso torna ora in appello dopo l’annullamento della sentenza di secondo grado impugnata dalla donna attraverso i legali Francescopaolo Arnò e Filippo Frangioni.
Il professionista, un 67enne con studi in Toscana e fuori regione, dichiarato sempre contumace durante il duello legale, è stato condannato a risarcire la donna, della Valdera, con 64mila euro. Soldi dovuti come risarcimento i guasti di un intervento, eseguito in una clinica privata, per rimediare a una ipoplasia mammaria bilaterale.
Il risultato non solo non modificò nel senso voluto dalla paziente il suo décolleté, ma fu necessaria anche una seconda operazione, svolta sotto i bisturi di un altro medico, per sistemare quello che era possibile aggiustare.
Nella causa era stata chiamata in giudizio anche la Assicuratrice Milanese Spa direttamente dalla donna e non dal chirurgo citato in Tribunale.
Se in primo grado il giudice aveva definito corretto la citazione dell’assicurazione non da parte dell’assicurato, ma da chi aveva avviato la causa, in appello erano stati di parere opposto. E accogliendo il ricorso della compagnia assicuratrice avevano annullato la sentenza che prevedeva ulteriori 40mila euro da versare alla paziente.
Al centro della disputa legale l’epilogo dell’operazione di mastoplastica additiva per la correzione di una ipoplasia mammaria bilaterale.
Il Tribunale aveva evidenziato «che alle risultanze di causa nonché da quanto emerso dalla svolta Ctu emergeva che, a seguito dell’intervento, la donna aveva subito un peggioramento estetico, causato dall’errato posizionamento delle protesi, nel mentre alcuna responsabilità veniva ravvisata nell’operato del personale della casa di cura che aveva ospitato la paziente».
Il consulente del Tribunale, dopo aver visitato la donna, aveva riscontrato un danno biologico permanente nella misura del 15 per cento – comprendente danno estetico e quello psichico -, e lo aveva attribuito alla scelta della metodica di intervento da parte del chirurgo plasticol
P. B.
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