Il dolore
Diffamazione contro l’Arci Valdera: ex consigliere di nuovo a processo
La Cassazione rimanda gli atti in appello per le frasi «sulle mazzette pagate»
PONTEDERA. Non si discute il diritto di critica, ma è necessaria la veridicità del fatto alla base della polemica, anche aspra, il cui fondamento deve essere evidente e di interesse pubblico.
Se parli di mazzette intascate da qualcuno o che un’associazione non paga le tasse, devi anche avere un riscontro di quello che sostieni. Altrimenti propaghi solo diffamazione e non contestazioni politiche.
È il senso della sentenza della Cassazione con cui è stato accolto il ricorso dell’Arci Comitato Valdera – avvocato Paolo Pieracci – contro l’assoluzione in appello dell’ex consigliere comunale del centrodestra a Santa Maria a Monte, Alessandro Tantussi, 69 anni, assistito dall’avvocato Saverio Dal Canto. La Suprema Corte ha rinviato a una nuova sezione della Corte d’Appello di Firenze il procedimento in cui i giudici dovranno stabilire se e quanto Tantussi dovrà risarcire l’Arci vittima di un attacco ritenuto diffamatorio.
Nuovo processo
Condannato in primo grado a mille euro di multa e 5mila euro di provvisionale, Tantussi era stato assolto in appello dal reato di diffamazione. Una sentenza impugnata dall’Arci che ora si è vista dare ragione in Cassazione ed è pronta a una nuova battaglia in Tribunale solo ai fini del risarcimento danni. Il fronte penale è ampiamente prescritto.
Le frasi contro l’Arci
Tantussi in un post sulla sua bacheca Facebook il 15 ottobre 2014 aveva gettato ombre sulla correttezza del rapporto tra Arci e Comune per realizzazione e gestione di un’arena cinematografica estiva «con un contributo a carico del municipio per complessivi 250mila euro in dieci anni». Una delle frasi incriminate, che per la Cassazione non ha avuto un riscontro documentale, era la seguente: «Si tratta di soldi pubblici che dovrebbero essere rendicontati al centesimo, invece non esiste alcuna pezza di appoggio che dimostri quanti soldi siano stati spesi davvero e quanti eventualmente se li sia messi in tasca qualcuno».
E ancora nei vari post: «Credo che nelle cifre manchino le mazzette che l’Arci ha dovuto sostenere per aver avuto in gestione senza concorrenza il cinema all’aperto».
Non contento l’autore dei post aveva aggiunto: «L’Arci non ha investito un euro, niente, anzi il Comune gli ha dato il terreno e 250mila euro per la struttura. Non paga i dipendenti, né contributi, non paga tasse sul reddito, sedie di plastica, prime visioni mai» e infine nei giorni seguenti aveva scritto: «Non sapremo mai se l’Arci ha speso 100mila euro soltanto e i restanti 100mila se li è messi in tasca qualcuno».
Offese non critica
Per la Cassazione queste frasi esulano dalla critica politica, ma attribuiscono fatti e comportamenti di cui Tantussi non ha mostrato alcuna prova.
Falsità
Scrivono i giudici di legittimità: «Contrariamente a quanto sostenuto nella sentenza della Corte di Appello, la falsità — affermata dal Tribunale e non contraddetta dalla Corte territoriale — secondo la quale il Comune versava il contributo in assenza di adeguata rendicontazione delle spese sostenute e non pagava le retribuzioni ai dipendenti, i contributi previdenziali e le imposte sul reddito, vale da sola a escludere la scriminante del diritto di critica».
Ora in appello nuovo round Arci-Tantussi.
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