Sicurezza
Nessuno ripara il montacarichi rotto, da giorni “sequestrata” in casa sulla sedia a rotelle
La denuncia di una 62enne colpita da sclerosi multipla: «Non posso uscire dall’abitazione»
CENAIA. «Da giovedì pomeriggio sono prigioniera in casa mia, senza possibilità di uscire».
A parlare è Maria Lucia Castro, 62 anni, di Cenaia, affetta da 13 anni da sclerosi multipla. I suoi movimenti, in carrozzina, sono scanditi da un rituale ben preciso che non le permette una vita autonoma. Il montacarichi dato in comodato d’uso dall’Asl, che serve alla donna per salire e scendere le scale della sua abitazione, si è rotto e i giorni di festa non hanno permesso ad una ditta esterna una rapida soluzione del problema.
«Tutto è rimandato a lunedì, mi hanno detto al telefono – racconta ancora la donna – e io resto qui, nella mia casa, con l’amaro in bocca, senza possibilità alcuna di uscire».
I trenta gradini che separano l’abitazione dalla strada, in via Vittorio Veneto 1, sono per Maria Lucia come l’Everest, una cima insormontabile. Tutto ha inizio la vigilia dell’Epifania, quando il montacarichi ha smesso di fare il suo lavoro. Il cavo d’acciaio che collega le ruote e permette all’ausilio manuale, alimentato a batterie, di muoversi si è spezzato.
«Per fortuna ero già dentro – racconta Maria Lucia – altrimenti non so come avrei fatto. Ma nonostante mi sia attivata subito per ottenere la riparazione dalla ditta esterna incaricata, non è stato possibile ricevere il servizio. Di fatto sono relegata in casa con la paura che possa accadermi qualcosa e non abbia il tempo materiale per mettermi in salvo. L’altra sera mi sembrava che si muovesse il lampadario e mi sono detta: e se fosse il terremoto, come faccio? ».
La casa di Maria Lucia di barriere architettoniche ne ha diverse, oltre agli scalini per entrare, ci sono anche i gradini all’interno che separano le stanze tra di loro.
«È la casa dove abito da quando mi sono sposata – racconta la donna – e all’epoca non pensavo minimamente che una malattia mi potesse immobilizzare su di una sedia a rotelle».
Nella sua prima vita, Maria Lucia era, infatti, titolare di una vetreria artistica, sempre a Cenaia.
«Un lavoro che mi piaceva molto – continua la donna – e che purtroppo, nel 2010, con la scoperta della patologia ho dovuto lasciare. Un vero e proprio colpo al cuore con tutte le conseguenze economiche che ne sono derivate. Sono stati anni difficili e la malattia progressivamente ha galoppato sempre più».
Ma nonostante tutto Maria Lucia non ha perso il suo sorriso e quella voglia di lottare.
«Nel 2016 – racconta ancora la donna – ho aperto una associazione senza scopo di lucro e mi occupo di aiutare gratuitamente altre persone (www. thesanartexlavita. it) e mi batto anche per loro, affinché quanto è accaduto a me in questi giorni di festa non debba succedere ad altri. Io vivo già una situazione molto difficile e adesso dover sopportare anche questa limitazione della mia libertà, mi fa male. Mio marito mi aiuta ogni giorno, ma non è in grado di portami in braccio». Sulla vicenda di Maria Lucia è intervenuta anche l’avvocata Maria Barone. «Sono stata informata dell’accaduto dalla mia assistita – afferma Barone – e l’augurio che posso fare a persone come Maria Lucia è che l’Asl possa, attraverso ditte esterne, garantire in futuro un servizio di assistenza h 24 anche nei festivi»l
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