Sicurezza
Assegni inviati con WhatsApp clonati e incassati: banca e Poste Spa condannate
Il Tribunale ha stabilito che il cliente deve essere risarcito. Titolo di credito inviato in foto per l’acquisto di un’auto
VOLTERRA. «Guardi, basta che mi mandi la foto dell’assegno per WhatsApp. Poi le invio il libretto di circolazione e siamo a posto».
Una richiesta all’apparenza plausibile in una trattativa per l’acquisto di un’auto usata trovata attraverso gli annunci su un sito specializzato.
Un segnale di volontà reciproca di andare avanti nell’affare. Ma quello che l’aspirante compratore non sapeva era l’imbroglio di cui sarebbe stato vittima: aver consegnato, anche se in foto, copia dell’assegno lo ha “condannato” a subire una truffa. È successo nel novembre 2017 a Volterra.
La causa
Una volta compreso il raggiro, l’uomo aveva chiesto di recuperare i soldi – 22. 500 euro – bussando alle porte di Mps (banca emittente l’assegno) e Poste Spa (dove il titolo era stato negoziato) accusandole di aver permesso per negligenza la riuscita dell’inganno.
Dopo aver ricevuto vari rifiuti a ottenere i soldi persi nella truffa, il volterrano aveva citato in giudizio la banca di cui era correntista con la madre e Poste Spa ottenendo una vittoria in Tribunale a Pisa.
La condanna
Un contenzioso che si è risolto con una sentenza del giudice Alessia De Durante che ha condannato Mps e Poste Spa in solido a risarcire il truffato «ritenuta la responsabilità delle convenute nella determinazione del danno patrimoniale patito dall’attore».
Un conto che sfiora i 30mila euro considerando interessi maturati dal 2017 e spese legali.
La tecnica
La truffa dell’assegno via WhatsApp è una pratica ricorrente che fa leva su una forma di controllo rapida che viene bacchettata nella sentenza. Con la foto del titolo di credito il truffatore stampa in alta definizione l’assegno e, in molti casi, riesce a incassarlo.
Dopo i contatti per prendere accordi, il sedicente venditore aveva incalzato l’acquirente «sostenendo di avere ricevuto numerose altre serie richieste e che pertanto, per dargli l’auto, avrebbe avuto bisogno dell’invio di una foto dell’assegno circolare emesso a suo favore».
Una volta ricevuta la fotografia dell’assegno, il truffatore aveva risposto che non avrebbe potuto inviare la carta di circolazione fino al venerdì primo dicembre 2017, accampando di essere fuori sede, ma assicurando che entro la sera, sempre di venerdì, avrebbe inviato la carta di circolazione.
«Ci vediamo sabato 2 per il ritiro dell’auto» erano state le sue ultime parole. Poi il silenzio.
La querela
Quando aveva capito che quella macchina non sarebbe mai arrivata, il volterrano era andato nella sua banca per versare l’assegno circolare. Aveva perso tempo, ma l’assegno era ancora nelle sue mani. Si sentiva sicuro. E sbagliava. Dalla filiale Mps di Volterra l’impiegato nel giro di qualche ora della stessa giornata lo aveva avvertito che avrebbe dovuto considerare annullata la ricevuta di accredito in ragione del fatto che l’assegno era stato negoziato, il giorno precedente, nella filiale di Poste Spa di Contursi Terme (Salerno). A quel punto il cliente raggirato aveva presentato querela ai carabinieri. Le diffide a banca e Poste Spa non hanno sortito alcun effetto. E neanche la richiesta di accesso agli atti per vedere materialmente l’assegno incassato nel Salernitano è stata accolta.
Le negligenze
Rileva il giudice che né Poste, né Monte dei Paschi «sono stati in grado di produrre l’assegno, dichiarando di non averne la disponibilità; non è possibile, pertanto, procedere all’esame dell’assegno circolare presentato, al fine di valutare la connotazione colposa della condotta dell’istituto negoziatore, che ha proceduto al pagamento; – detta impossibilità, peraltro, deve imputarsi al medesimo istituto, che, unitamente alla banca Monte dei Paschi, deve ritenersi responsabile del danno patito dal correntista». Per il Tribunale «entrambe le condotte – l’una, corrispondere la somma portata dall’assegno che deve presumersi contraffatto e malamente contraffatto, l’altra, procedere al pagamento di un assegno circolare per la somma di oltre ventimila euro con la procedura di check truncation (senza che sia necessario che l’istituto negoziatore invii all’istituto emittente l’assegno né il nominativo del beneficiario, inviando solo il numero dell’assegno e il nome dell’ordinante, ndr) procedura più snella ed efficiente per gli istituti di credito, ma più rischiosa – devono ritenersi contrarie al disposto normativo d e colpose, perché imprudenti e negligenti, e fondano l’accoglimento della domanda di condanna al risarcimento del danno, senza che sia ravvisabile alcun concorso di colpa del danneggiato». l
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