Il Tirreno

Pontedera

Il ricordo

L’ex rettore racconta“Giovannino” Agnelli: «Ecco perché la sua idea di fabbrica è ancora qualcosa di rivoluzionario»

di Riccardo Varaldo

	A sinistra Giovannino Agnelli, morto nel 1997
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A sinistra Giovannino Agnelli, morto nel 1997

L’ex direttore della Scuola Superiore Sant’Anna parla dell’imprenditore e dirigente scomparso prematuramente nel dicembre del 1997

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L’intervento completo firmato da Riccardo Varaldo già Rettore Scuola Superiore Sant’Anna


PONTEDERA. L’originalità e la profondità del pensiero, quali importanti doti di Giovanni Alberto Agnelli, sono tali per cui a distanza di venticinque anni dalla sua prematura scomparsa rimangono un patrimonio di grande valore ed attualità per le riflessioni sui problemi che la società sta incontrando oggi, a fronte dei profondi e rapidi cambiamenti di scenario su scala internazionale.Nella significativa intervista rilasciata a Tiziano Terzani, illustre ex allievo della Scuola Superiore Sant’Anna, a New Delhi nel giugno 1996, egli ha voluto onorare il rapporto di collaborazione che il Sant’Anna aveva stabilito con la società Piaggio.

Da questo rapporto è nato il progetto Link, finanziato con la legge n. 488/1992, tramite un protocollo d’intenti il 3 aprile 1996 presso il Ministero del Bilancio e della Programmazione economica. Che ha costituito la base per far nascere a Pontedera un Polo di ricerca e innovazione avanzata su un’area di 6.000 metri quadrati, messa disposizione da Piaggio e poi ceduta in proprietă al Sant’Anna, con un atto di donazione modale. Si tratta anche del momento in cui è stata sancita la fine dell’accordo stipulato da Piaggio nei primi anni ‘90 col Ministero del Bilancio che prevedeva il trasferimento a Nusco (Avellino) di una consistente parte dello stabilimento di Pontedera, a cui avrebbe dovuto affiancarsi un Centro di ricerca tecnologica da far nascere a Benevento.

L’arrivo di Giovanni Alberto a Pontedera il 25 febbraio 1993, quale Presidente e Amministratore delegato della società Piaggio, è stato così un fatto provvidenziale sotto un duplice profilo. Prima di tutto, per l’annullamento della delocalizzazione a Nusco di una parte dello stabilimento Piaggio, che avrebbe causato un grave processo di deindustrializzazione dell’area della Valdera e della Toscana, con evidenti danni economici e sociali. In secondo, luogo il dato importante è che sulle ceneri di tale previsione si è potuto realizzare un Centro avanzato di ricerca e innovazione - Il Polo Sant’Anna Valdera - che ha costituito un primo esempio su scala nazionale di questo tipo di poli territoriali. Nella richiamata intervista la trama ideale del pensiero di Giovanni Alberto Agnelli è stata subito esplicitata all’inizio del colloquio con una precisa affermazione: “a me interessa il rapporto tra cultura e scienza. Uno dei problemi del nostro secolo, mi pare, è che la cultura è cosa nelle mani di pochi intellettuali͙ di gente che sa di storia, di letteratura, ma poco o nulla di fisica, biologia chimica”. E gli intellettuali non sanno divulgare questo tipo di conoscenza per cui la società moderna non ne sa nulla in merito. Da tale enunciato fondamentale ne deriva che secondo Giovanni: “se vogliamo capire dove stiamo andando, è indispensabile riuscire a fare sì che le scienze esatte entrino a fare parte della cultura”, evitando che gli scienziati rimangano chiusi in torri d’avorio. Si ritrovano in queste affermazioni le ragioni fondamentali che l’hanno portato ad accettare con entusiasmo il mio invito a partecipare ad un progetto avanzato, che è stato concretizzato nel Progetto Link, che ha costituito la base di riferimento per la realizzazione del Polo scientifico e tecnologico Sant’Anna in Pontedera. In tale iniziativa lui individuava la possibilità di ripetere in Italia esperienze diffuse negli Stati Uniti, il Paese dove lui ha vissuto a lungo e ha frequentato un corso di Master alla Brown University nel Rhoad Island, che è stata un’esperienza di vita e di formazione di particolare importanza.

Era affascinato dal modello statunitense di un interscambio organico e proficuo tra il mondo universitario e il mondo industriale. È questa la trama culturale e strategica su cui abbiamo ideato insieme il Polo Sant’Anna Valdera, uno dei primi importanti esempi in Italia di queste modalità di interazione sul territorio tra ricerca e industria. E Giovanni ha espresso questo concetto con un preciso messaggio: “Il rapporto con la Scuola è dunque per sperimentare in concreto le possibilità di Bridge the gap che ci sono tra le università ed il mondo dell’industria, considerando che l’industria può imparare dal mondo della ricerca e della scienza, ma al tempo stesso guardare con interesse e cercare di contribuire all’assoluzione di problemi concreti, con l’aiuto di giovani volenterosi e dotati”.

Tutto questo deve avvenire comunque senza che l’università rischi di perdere la sua autonomia e indipendenza, a causa di possibili condizionamenti da parte dell’industria: solo così è possibile realizzare una feconda osmosi tra i diversi mondi. È particolarmente significativo, a mio giudizio, che un giovane, erede di una grande famiglia imprenditoriale, fosse interprete di queste posizioni di grande rilevanza culturale e strategica, arrivando a sostenere che “uno dei ruoli del mondo industriale deve essere quello di fare cultura”. Per cui l’industria, oltre che fare profitti, deve anche “migliorare la società e contribuire con i suoi prodotti e servizi al miglioramento della qualità della vita dei cittadini”. In queste ferme ed avanzate affermazioni si ritrova un portato di visioni che purtroppo hanno difficoltà ad affermarsi nell’attuale societă che è appiattita sul presente e che non sa guardare avanti e costruire le basi per un suo futuro diverso e migliore. La politica è schiava dell’attualită e corre dietro alla soddisfazione di richieste episodiche e scoordinate, anziché riuscire a impostare delle politiche per il futuro e la concreta evoluzione e crescita del Paese.

La stessa università rimane chiusa e gelosa nella difesa di una propria autonomia scientifica e didattica, senza essere in grado di operare per “ bridge the gaps”. Per questo la ricerca rimane una modalità per avvalorare le pubblicazioni utili a creare maggiori possibilità di avere maggiori fondi ministeriali, assicurando nel contempo la possibilità per i docenti di fare progressi e acquisire meriti attraverso pubblicazioni di articoli su riviste internazionali. Il gap tra questo obiettivo e l’esigenza di effettuare un mirato trasferimento tecnologico per trasformare risultati della ricerca in prototipi, utili a sviluppare nuovi prodotti e servizi, rimane uno dei dati negativi della università italiana. Tanto è vero che nei ranking internazionali, l’Italia occupa il settimo posto in fatto di produttività scientifica e al 35esimo posto per quanto riguarda le sue capacità di innovazione tecnologica.

Questa carenza incide a livello di sistema paese, nel condizionare e limitare le sue capacità di crescita economica e sociale, con evidenti conseguenze negative. La recente crisi epidemica del Covid 19 ha messo ben in evidenza l’incapacità dell’Italia di avere solide basi tecnologiche per potersi inserire nelle dinamiche di sviluppo su scala internazionale di nuovi prodotti farmaceutici e biologici. E lo stesso fenomeno si sta verificando per mettere in atto la transizione ecologica e la transizione energetica ad un alto livello.

Né va trascurato il fatto che la sostanziale incapacità di trasferire i risultati della ricerca fa sì che noi stiamo regalando ad altri paesi, ed in particolare alla Cina, buona parte di quel capitale intellettuale che oggi è un fattore fondamentale in un’economia sempre più fondata sulla conoscenza. Per cui l’Italia è costretta ad importare dall’estero una larga parte delle tecnologie proprie della nuova rivoluzione industriale 4.0. Sono quindi molteplici e vari i motivi per cui nel ricordare la figura di Giovanni Alberto Agnelli voglio sottolineare il debito di riconoscenza personale e della Scuola Superiore Sant’Anna, ma anche della Valdera e della Toscana, per aver saputo contribuire in modo esemplare a definire il programma scientifico e culturale su cui la Scuola ha iniziato il suo percorso evolutivo e l’ha portato avanti in modo esemplare, diventando un’istituzione universitaria di eccellenza su scala internazionale, con elevate, particolari capacità di realizzare un connubio tra la ricerca e l’innovazione, operando così anche per la generazione di spin-off tech based. Su quest’ultimo fronte oggi la Scuola occupa il primo posto nel relativo ranking nazionale, fortemente distaccata dalle altre università, compresi i Politecnici.

Ma il lascito di Giovanni Alberto Agnelli è anche un particolare modo di intendere l’importanza della fabbrica come leva di progresso del territorio locale, fondendo una cultura industriale avanzata. Per questo si è attivato per far nascere nel 1994 la Fondazione Piaggio, insieme agli enti locali. I soci fondatori hanno assegnato a questo ente l’obiettivo di valorizzare la storia dell’azienda Piaggio e del suo territorio, che è stato realizzato facendo nascere il Museo Piaggio, inaugurato nel 2000.

La breve esperienza di vita e di lavoro di Giovanni Alberto Agnelli è stata quindi particolarmente dinamica e produttiva, contribuendo non solo a potenziare lo stabilimento Piaggio ma anche ad innalzare il livello della cultura industriale e scientifica nella Valdera con il diretto contributo della Scuola Superiore Sant’Anna nonché della società civile e delle sue migliori istituzioni pubbliche.

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di Redazione web