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Scooterista morto dopo l’urto con un cinghiale. Archiviazione per l’automobilista che lo travolse
Il giudice ha escluso violazioni al codice della strada per la donna alla guida della Yaris. Respinta l’opposizione dei familiari della vittima. La tragedia di notte nell’agosto del 2021
CRESPINA LORENZANA. Nessuna responsabilità a carico dell’automobilista al volante della Toyota Yaris che, nella notte tra il 21 e il 22 agosto del 2021, travolse un uomo finito a terra dopo aver impattato contro un cinghiale mentre in scooter stava rientrando a casa.
Lo ha deciso il gip Giuseppe Laghezza firmando l’ordinanza con cui, accogliendo la richiesta del pm Egidio Celano, dispone l’archiviazione del caso in cui era indagata per omicidio stradale la donna alla guida dell’utilitaria.
A morire fu Luciano Carbonaro, 30 anni, origini catanesi, residenza a Cenaia, operatore socio-sanitario dell’Aoup di Pisa. Sul fatto se fosse o meno ancora in vita al momento dell’urto della Yaris le perizie si sono rivelate contrastanti e non hanno, quindi, raggiunto un esito univoco. Quello che prima la Procura e ora anche il gip sostengono è l’assenza di responsabilità della donna nel decesso del 30enne. Per le condizioni di visibilità, del rispetto dei limiti di legge nell’andatura e le regole di prudenza osservate dalla conducente della Toyota non ci sono rilievi da muovere che possono giustificare un processo. E anche per come era posizionato il corpo, secondo il giudice, era quasi impossibile che l’automobilista riuscisse a scorgerne la sagoma per poterlo evitare.
Indagata per omicidio colposo stradale, nei confronti della donna, difesa dall’avvocato Luca Lauricella, la Procura aveva chiesto nei mesi scorsi l’archiviazione non ravvisando negligenze o responsabilità nella guida. Opposta la tesi della parte civile, avvocati Laura Antonelli e Mauro Panarelli, secondo la quale un’accortezza maggiore alla guida, avrebbe consentito all’automobilista di vedere con un ragionevole anticipo il corpo sulla carreggiata avendo così modo di scansarlo o di frenare in tempo. E sulla base di queste considerazioni i familiari si erano opposti all’archiviazione. Che ora chiude la storia rubricandola come fatalità senza colpevoli nello strazio di una morte da imputare a un effetto domino letale iniziato con un animale che taglia la strada a uno scooterista. E con un destino ad accanirsi sulla vittima dell’incidente che viene pure travolta da un’auto. Una sequenza da brividi e lacrime.
La carambola fatale si consumò di notte sulla via Livornese. Un cinghiale attraversò la strada e Carbonaro in sella al suo scooter, diretto verso Cenaia per rientrare a casa, lo investì finendo a terra. Qualche secondo di silenzio in quel tratto di strada rettilineo e buio con il 30enne steso sull’asfalto e lo scooter ammaccato poco distante. Un’auto ruppe la quiete centrando in pieno il corpo dell’operatore sanitario. Il punto dell’inchiesta era quello di capire poteva essere addebitata una colpa nell’urto mortale nei confronti di chi era alla guida. Ora viene escluso con un’ordinanza del gip all’esito della discussione chiesta per dire no all’archiviazione.
La perdita di un figlio resta un dolore mai sanato per la mamma Barbara Furnari, da anni residente a Calci. Luciano Carbonaro si era trasferito a Cenaia dopo aver vissuto a Collesalvetti dove aveva lavorato in una Rsa.
Nel suo curriculum professionale c’erano anche diversi anni trascorsi come volontario alla Pubblica Assistenza. Prima di entrare in Aoup aveva lavorato pure alla fondazione “Dopo di noi” a San Giuliano.
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