Il Tirreno

Pontedera

La memoria

I racconti del nonno partigiano nel romanzo del sanminatese Matteo Rinaldi

di Marco Sabia
I racconti del nonno partigiano nel romanzo del sanminatese Matteo Rinaldi

Un’opera che prende il via dal bombardamento della stazione di Empoli, il 26 dicembre 1943; e che si conclude il 24 agosto 1944, data della liberazione della città della Rocca

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SAN MINIATO.  I racconti di suo nonno – ultimo partigiano di San Miniato, morto a 94 anni nell’aprile di quest’anno – li ha trasformati in un romanzo, unendo elementi di cronaca ad altri di fantasia.

Matteo Rinaldi, 32 anni da Ponte a Elsa è l’autore di “Romanzo partigiano. L’onore di esserci stati”, in presentazione alle 21.30 di venerdì 16 dicembre nella nuova sala della Casa Culturale di San Miniato Basso, laddove una volta c’era il vecchio ecomostro.

Rinaldi è il nipote di Franco Faraoni, detto anche “Il pelato” o “Buzzino”, che si unì alla lotta partigiana con la Brigata Pannocchia. Faraoni – nella sua seconda vita in tempo di pace – si è poi affermato come ambulante molto conosciuto e apprezzato; ma quegli anni bui e poi di rinascita, non ha mai smesso di raccontarli, in primis proprio al nipote Andrea, oggi nel direttivo dell’Anpi San Miniato.

«Il libro – spiega Rinaldi – è un romanzo che narra la vita di Ponente, giovane ragazzo cresciuto troppo in fretta per colpa della guerra. Un romanzo in cui si intrecciano il racconto del passaggio del fronte della seconda guerra mondiale tra Empoli e San Miniato, i racconti di guerra partigiana di mio nonno e fatti di pura fantasia ed invenzione personale, senza tralasciare scioperi, deportazioni e le dure condizioni di vita imposte dal difficile momento storico della popolazione».

Un’opera che prende il via dal bombardamento della stazione di Empoli, il 26 dicembre 1943; e che si conclude il 24 agosto 1944, data della liberazione di San Miniato.

Nel mezzo tutta una serie di fatti – veri e frutto di invenzione – si intrecciano attorno alla figura del protagonista. «Questo libro – continua Rinaldi – nasce perché non volevo che le testimonianze di mio nonno andassero perse col passaparola. E poi non c’è molta narrativa sotto forma di romanzo per quanto riguarda la resistenza in Toscana. Nonno – a differenza di tanti altri – ha iniziato sin da subito a raccontare quello che aveva vissuto, testimoniando le difficoltà di quel periodo storico».


 

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