Attenzione
Errori nell’impianto per la discarica: progettista deve risarcire la Scl
Il Tribunale fissa in 861mila euro il danno subìto dall’azienda di Pomarance
POMARANCE. Un impianto che non ha mai funzionato. E quelli che poi sono stati accertati come errori di progettazione alla fine hanno provocato un danno rilevante al committente. Che ora, in Tribunale a Pisa, vede riconosciute le proprie ragioni ottenendo la condanna della Fde – Sartori Technology Srl della provincia di Verona a un risarcimento di 861mila euro a fronte di una richiesta di 1, 4 milioni di euro.
È l’esito del primo grado di giudizio del contenzioso tra la Società Chimica Larderello Spa, parte offesa, e la società di progettazione veronese. La storia risale tra il 2012 e il 2013.
La Scl, azienda chimica italiana che sviluppa prodotti a base di boro, è proprietaria della discarica Bulera a Pomarance, autorizzata allo smaltimento dei rifiuti non pericolosi. Voleva realizzare un impianto per il trattamento del percolato prodotto dalla discarica.
Commissiona così alla Fde Sartori Technology Srl un intervento per dotarsi di un sistema di bonifica del percolato. La soluzione prospettata dalla ditta veneta è un impianto per il trattamento tramite evaporazione del percolato della discarica. Progetto e fornitura degli impianti erano a carico di Fde Sartori, mentre il montaggio dei componenti spettava alla Scl. Le cose si mettono male fin da subito. E nel corso dei mesi lo scarso rendimento dell’impianto diventa evidente con un aggravio di costi per il committente. Di qui l’azione legale per una richiesta danni da 1, 4 milioni di euro.
Secondo la consulenza tecnica d’ufficio disposta dal giudice Alessandra Migliorino è stata accertata «la presenza di vizi nell’impianto oggetto di causa e la loro riferibilità eziologica a vizi di progettazione, escludendo che sulla inidoneità della prestazione abbia inciso la cattiva manutenzione (ventilata dalla difesa Fde) o il preteso errato assemblamento del macchinario». Per il Tribunale è evidente «la presenza di vizi progettuali di tale gravità da rendere inservibile l’impianto per il trattamento del percolato derivante dai rifiuti della discarica alla quale era destinato; non residuano dubbi in ordine alla la responsabilità contrattuale dell’appaltatrice per avere progettato non a regola d’arte e aver consegnato in ritardo complementi di un impianto inadeguato e inidoneo all’uso per il quale era preposto». E il conto da pagare alla Scl è di 861mila euro. l
Pietro Barghigiani
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