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Pontedera

Crisi energetica

Altair, l’azienda che combatte le maxi bollette investendo cento milioni sulla geotermia


	Lo stabilimento Altair a Saline di Volterra
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Lo stabilimento Altair a Saline di Volterra

Il progetto è stato illustrato dalla società a sindaco e assessore regionale: L’obiettivo è una sorta di ritorno alle origine e un approvvigionamento delle materie prime in questione a chilometro zero

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VOLTERRA. Cento milioni d’investimento ma con accordi per l’utilizzo delle cosiddette materie prime. È la prospettiva della società Altair che a Saline produce sodio e potassio il cui utilizzo va dall’edilizia alla farmaceutica, passando per l’alimentare. Un legame con il territorio che va avanti da oltre 60 anni di cui gli ultimi 14 trascorsi tra forti investimenti giungendo a raggiungere i 106 dipendenti e 150 dell’indotto, quadruplicando la produzione e quintuplicando il fatturato, passato da 40 a 200 milioni di euro.

Altair però, ha problemi di costi. È un’azienda che consuma molta energia ed è costretta a importare sia le materie legate al sodio che quelle del potassio. Nel secondo caso si tratta di una situazione inevitabile. Ma nel primo e per quanto riguarda l’energia, l’obiettivo è utilizzare quello che offre il territorio, il cloruro di sodio e la geotermia.

Così l’amministratore delegato Roberto Vagheggi ne ha parlato al sindaco di Volterra, Giacomo Santi (tra l’altro dipendente dell’azienda in aspettativa) e all’assessore regionale alle attività produttive, Leonardo Marras. L’obiettivo è una sorta di ritorno alle origine e un approvvigionamento delle materie prime in questione a chilometro zero. «Una realtà energivora come lo è il processo elettrochimico per la produzione di soda dal sale di sodio – dicono dal Comune – può rappresentare una trasformazione green estremamente innovativa, valorizzando le risorse e le caratteristiche proprie del territorio, la disponibilità del sale e l’energia geotermica. L’energia, il cui prezzo sta flagellando l’economia italiana e non solo, è la seconda materia prima di questo processo industriale a matrice elettrochimica».

Altair ha illustrato un progetto che, a partire da un investimento stimato di 100 milioni di euro, prevede l’utilizzo della salamoia di sodio presente nel sottosuolo; l’utilizzo della risorsa geotermica per la produzione di energia elettrica e termica per la realizzazione del ciclo produttivo in ottica green e pienamente sostenibile.

Secondo quanto spiegato, la Regione Toscana, consapevole della validità del progetto illustrato, si è impegnata, nella figura dell’assessore Marras, ad avviare nelle prime settimane del 2023, tavoli di confronto tra le diverse realtà produttive che potrebbero beneficiare dalla cooperazione alla realizzazione di questo grande e innovativo progetto. In altre parole, per quanto riguarda il sale, Altair vorrebbe raggiungere accordi con Atisale che detiene le concessioni, Solvay che effettua le estrazioni e Locatelli che fa la lavorazione. Sul fronte dell’energia, invece, l’intesa dovrà essere raggiunta con Enel. E la Regione dovrebbe favorire il dialogo fra le parti.

«Oggi più che mai il tema dell’energia, assieme all’innovazione tecnologica, alla risorsa primaria del salgemma sono il fattore strategico per determinare il futuro delle imprese, la condivisione tra le amministrazioni locali e la Regione Toscana è fondamentale per i nostri territori, che devono essere sempre più competitivi e sostenibili», ha detto il sindaco rispetto a una delle aziende, obiettivamente più importanti della Valdicecina. L’idea è tornare alle origini, utilizzando le risorse del territorio ma in chiave green nel solco di una reale e concreta transizione energetica.

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