Il Tirreno

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Il personaggio

Monsignor Migliavacca e l’inizio dell’avventura ad Arezzo “scortato” dai ragazzi di Palaia

di Paolo Falconi

	Monsignor Andrea Migliavacca 
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Monsignor Andrea Migliavacca 

Il vescovo Andrea ha voluto concludere l’omelia in cattedrale con un’immagine evocativa, per interpretare il suo essere partito dalla Lombardia per approdare in Toscana: «Il riferimento è a un film dei fratelli Taviani, originari di San Miniato»

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PALAIA. «Inizio oggi con voi, amata Chiesa di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, il mio cammino di Pastore e a tutti voi chiedo il dono della accoglienza, il dono della vostra benedizione, la cordialità della vostra amicizia. A tutti dico già il mio grazie più intenso» ha detto il nuovo vescovo Migliavacca nella sua omelia pronunciata in cattedrale durante la celebrazione eucaristica che ha rappresentato il cuore dell’intensa giornata di domenica 27 novembre. «Vorrei vivere in mezzo a voi cercando la vita, promuoverla anche nelle povertà, nelle fragilità, nel peccato, nelle diversità. L’Avvento è un tempo in cui chiedere al Signore che non aggiunga giorni alla nostra vita, ma vita ai nostri giorni».

Monsignor Andrea Migliavacca ha già tratteggiato così il suo cammino nella nuova Diocesi aretina nel giorno del suo ingresso come quinto vescovo della Diocesi, eretta il 30 settembre 1986 dall’unione delle precedenti tre Chiese. Una giornata di festa con gli aretini che hanno accolto il nuovo pastore al casello dell’autostrada dove era arrivato “scortato” da parecchi fedeli di San Miniato e ai quali si è aggiunto un pullman (oltre alle auto) organizzato dai giovani di Palaia e Partino (ma c’erano pure gli adulti) da sempre molto vicini al vescovo Andrea. «Ci hai dato tanto e ci hai voluto davvero bene. Invidiamo un po’ i fedeli di Arezzo che ti scopriranno presto» hanno scritto.

Monsignor Migliavacca ha iniziato il nuovo cammino dalle periferie per poi concludere in cattedrale con la presa di possesso canonico della Diocesi e la celebrazione della messa stazionale, insieme ai cardinali Giuseppe Betori, arcivescovo metropolita di Firenze, Augusto Paolo Lojudice arcivescovo metropolitano di Siena-Colle di Valdelsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve e già presidente della Cei, oltre che a numerosi vescovi di Toscana e Lombardia, ma anche uno dall’Albania e un altro dalla Romania. Oltre al predecessore monsignor Riccardo Fontana andato in pensione al compimento dei 75 anni.

Sulle panche della prima fila la famiglia di Migliavacca, arrivata da Pavia, con la madre, signora Chiara. All’altare il gonfalone di San Miniato, città di cui Andrea Migliavacca resta amministratore apostolico. Presente anche il sindaco Simone Giglioli e quello di Castelfranco, Gabriele Toti; mentre quello di Arezzo, Alessandro Ghinelli ha salutato ufficialmente il presule nella sala consigliare: «Oggi iniziamo insieme un cammino di conoscenza e condivisione. Costanza e determinazione hanno segnato le alterne vicende della città, senza mai metterne in pericolo, anzi valorizzando, il senso di identità e di indipendenza, spirito costitutivo di questa nostra comunità. Nasce da qui – ha proseguito – l’Arezzo moderna, quella dell’oro, della manifattura, del terziario, delle botteghe, delle fabbriche, di una campagna intelligente e determinata. E nasce da qui l'Arezzo che oggi la accoglie. Possiamo apparire introversi, un po' burberi e “Botoli ringhiosi” come ci definì Dante, ma siamo capaci di solidarietà e altruismo» ha concluso il sindaco. Presenti la prefetto Maddalena De Luca, il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo e il presidente della Regione Eugenio Giani.

Il vescovo Andrea ha voluto concludere l’omelia in cattedrale con un’immagine evocativa, per interpretare il suo essere partito dalla Lombardia per approdare in Toscana: «Il riferimento è a un film dei fratelli Taviani, originari di San Miniato. Il film mostra la scena di un bimbo in auto che, guardando dal finestrino, chiede: “Cos’è quella luce là in fondo?”. “La Toscana”, gli viene risposto. Cari amici, mi immagino su quell’auto. Anche io posso dire come quel bimbo: Cos’è quella luce là in fondo? E sento l’eco della risposta che mi dice… “È la Toscana”, dove sono vescovo, e per me anche San Miniato che è stato luce che mi ha accolto e ora… Arezzo. Cos’è quella luce là in fondo? La voce mi dice chiara ora: Arezzo». La giornata si era aperta a Viciomaggio, con il nuovo vescovo che ha incontrato gli ospiti dell’istituto Medaglia Miracolosa, una realtà di eccellenza sul fronte della riabilitazione, e gli alunni e le famiglie della scuola materna e primaria delle suore di Santa Marta. Poi Agazzi, dove dal dopoguerra i padri passionisti gestiscono l’istituto Madre della Divina Provvidenza, una realtà di prim’ordine sul fronte della promozione della disabilità e in molti ambiti sanitari. Mons. Andrea Migliavacca si è spostato poi alla casa circondariale di Arezzo e quindi alla parrocchia di San Francesco Stigmatizzato in Saione, dove ha incontrato alcuni immigrati e conosciuto le realtà caritative e ha consumato un pranzo al sacco con i giovani.

Nel tragitto fino al Palazzo del Comune ha fatto tappa anche alla pieve di Santa Maria dove c’è il busto reliquiario del patrono san Donato.




 

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