In dono al Comune 319 opere del medico-pittore Bernacchi
Una selezione dei dipinti in mostra a Palazzo Stefanelli. Le figlie dell’urologo pontederese: «Anche un’asta di beneficenza»
PONTEDERA. I colori e i pennelli sempre a portata di mano. Pronti all’uso e stabilmente collocati nella bauliera dell’auto. Bastava avere a disposizione qualche ora tra un ambulatorio e l’altro e il dottor Francesco Bernacchi, noto urologo pontederese e docente in anatomia chirurgica, scomparso nel febbraio 2017, scappava in campagna e dipingeva. Tra i mille modi di coltivare la sua passione il dottore aveva scelto una via tutta sua, fatta di arte e natura. Dedicava ogni momento libero alla pittura. Tanto che alla fine aveva realizzato oltre trecento quadri.
Nello specifico, una collezione di ben 319 opere sono state donate dalle figlie Francesca e Rita al Comune di Pontedera. E una selezione di circa 20 saranno esposte nell’atrio di Palazzo Stefanelli, con il taglio del nastro della mostra previsto per stamani alle 12.
«Mio padre – racconta Rita Bernacchi, lei stessa medico in chirurgia vascolare molto conosciuta in città e a Empoli e Fucecchio dove esercita – amava rappresentare la realtà, soprattutto momenti di caccia e volatili, attraverso i colori e la pittura. Era un vero appassionato dall’età di vent’anni ed era veloce nell’esprimersi e nel realizzare le sue creazioni. Lo faceva appena aveva un attimo di pausa tra un pomeriggio di lavoro e l’altro. Si fermava nelle campagne vicine a Pontedera, tirava fuori i pennelli e le tele dall’auto e passava ore immerso nel suo hobby».
Nel 2004 Bernacchi tenne fra l’altro un’antologica, curata dal professor Dino Carlesi, al centro per l’arte Otello Cirri e, nel tempo, partecipò a numerose mostre collettive e personali, sia nazionali che internazionali. Riavvolgendo il filo della memoria le figlie hanno deciso di condividere l’arte del padre con l’intera città.
«Quando è morta nostra madre Maria Luisa, nel 2021 – continua Rita – abbiamo venduto la casa dei nostri genitori e abbiamo trovato un patrimonio immenso. Avremmo potuto venderli ma invece abbiamo pensato che condividerli con la comunità in cui era nato e cresciuto sarebbe stato un modo significativo per ricordarlo».
L’arte che diffonde la storia e gli interessi personali del medico pittore, che richiama alla mente e nei cuori un uomo e un professionista amato da generazioni di pontederesi.
I quadri sono entrati così a far parte delle proprietà pubbliche, arricchendo ulteriormente la pinacoteca comunale, frutto di donazioni di artisti locali e non, premi e acquisizioni e dando rinnovato impulso al rapporto tra l’amministrazione e i cittadini.
Una testimonianza del passato, una spinta per il futuro all’insegna della cultura e della tradizione. Alcune delle opere di Bernacchi, dopo la mostra, resteranno a Palazzo Stefanelli, altre troveranno collocazioni diverse all’interno di altrettanti edifici pubblici. «Fra un po’ indiremo anche un’asta di beneficenza e ci piacerebbe molto che alcuni quadri fossero trasferiti a Villa Crastan, per il valore storico che l’edificio racchiude», aggiunge la figlia che insieme alla sorella Francesca, biologa di professione e alla nipote Ilaria Muller, ricercatrice in endocrinologia, saranno presenti all’inaugurazione.
«Tutte noi in qualche maniera abbiamo seguito, nel lavoro e nello studio, le orme di babbo. Ma io che ho un grande interesse per la fotografia me lo sento particolarmente vicino. La macchina fotografica è sempre nella mia auto. E mentre mio padre ricreava con tocchi e pennellate artistiche la realtà, io la fermo in istantanee fotografiche. Quando scatto e immortalo un nido, una coppia di alati, mi torna sempre in mente. In mostra poi – conclude – ci saranno anche i ritratti di mio padre e di mia madre, quelli che lui stesso dipinse».
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