Il Tirreno

Pontedera

Il lutto

L’ultimo saluto a Lorenzo, morto a 15 anni nello schianto in scooter: «Resterai sempre nei nostri cuori» – Video

di Paola Silvi
L’ultimo saluto a Lorenzo, morto a 15 anni nello schianto in scooter: «Resterai sempre nei nostri cuori» – Video

L’addio di Pontedera al giovane: «Ci terremo per mano, come vorresti vederci: guidaci da lassù»

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PONTEDERA. C’è silenzio. Gelido e commosso. Tra gli sguardi sgomenti e gli occhi arrossati dei ragazzi che arrivano a gruppi e cercano la bara bianca di Lorenzo Bellucci, il quindicenne morto venerdì scorso, sulla Tosco Romagnola, dopo lo scontro con un’auto all’altezza dell’incrocio con via Castelli. Ai funerali di ieri pomeriggio nel Duomo di Pontedera, ci sono centinaia di persone.

All’ingresso della chiesa tanti palloncini bianchi, uno azzurro e tre cuori rossi, riuniti in un unico grande mazzo. Lorenzo era il figlio di Marco e Giuseppina, titolari della pescheria ristorante Costa Azzurra, proprio accanto al Duomo. «Il nostro ritrovarsi – inizia così don Marcin Wilczkiewic, per tutti don Martino, il parroco de Il Romito che ha concelebrato la funzione insieme a don Massimiliano Garibaldi – è un’occasione per cercare grazia, speranza e consolazione che può solo arrivarci dalla fede. Lorenzo se ne è andato troppo presto. Siamo noi, quelli rimasti, che dobbiamo affrontare il periodo più nero. Siamo in molti per condividere il dolore ma la forza della vita deve andare oltre. Ringraziamo Dio per averci dato Lorenzo, per quello che è stato, per la ricchezza che ci ha lasciato. Come il chicco di grano che cade in terra e se muore, produce frutto».


E don Martino si rivolge ai giovani. «Rispettate allora le vostre vite ragazzi – aggiunge – fate che portino frutto. Perché sono tesori preziosi. Non troviamo risposte a questa tragedia, solo infinite domande. La sofferenza non si può spiegare. Non ci sono parole. Ma è la preghiera l’unica cosa che resta. Questo pianto deve germogliare nella gioia, portiamo stretti nel nostro cuore i momenti felici».

La tristezza è inconsolabile, i ricordi sono lucidi. Presenti. Di quando si sono conosciuti e di quel primo amore che piano piano stavano scoprendo. «Caro Lorenzo – lo saluta tra i singhiozzi la fidanzata – non dimenticherò mai il tuo sorriso. Ci vedemmo per la prima volta il 10 giugno e mi guardavi con gli occhi innamorati ma io avevo paura. Ho scelto di iniziare questo percorso con te il 10 luglio. Non abbiamo mai mollato. È stato un amore pieno di difficoltà e di tante risate. Lo sai, per te ci sarò sempre. Ci incontreremo di nuovo anche se per vederci ancora dovremo affrontare separati questo tempo che resta. Dobbiamo essere forti. Sei stato il primo che mi ha fatto capire che cosa sia l’amore».

Un amore stroncato all’improvviso, messo a dura prova ma che non si perde. In chiesa, alla fine della celebrazione, in molti vanno all’altare per condividere un pensiero, per dire addio a Lorenzo, per testimoniare la vicinanza ai genitori. A loro è rivolto il messaggio degli amici di sempre. «Nonostante gli anni e la lontananza – aggiunge un amico di lunga data della coppia – è rimasto un filo saldo che ci unisce. È l’amore, quella potenza che non può mai esaurirsi. Accompagneremo Lorenzo oltre ogni limite terreno. E lo faremo insieme, tenendoci la mano. Tenendoci stretti. La certezza è che Lorenzo voglia vederci così vicini, nel bene. Quando lo sconforto ci fa perdere la strada bisogna tornare alle origini. E la vostra unione è talmente profonda che vi indicherà la giusta direzione».


Anche i compagni di catechismo sono presenti. Fra due settimane riceveranno la cresima. «Anche Lorenzo – aggiungono – ci sarebbe dovuto essere. Siamo qui perché domenica abbiamo confermato le nostre intenzione e abbiamo detto “eccoci” alla chiamata della fede. Vogliamo ribadirlo al suo posto. Perché la vita ci ha separato ma non si separerà la nostra fratellanza. Abbiamo scolpita l’immagine di te nei corridoi della scuola, gli incontri, le riunioni. Sei e rimarrai una persona fantastica».

E Lorenzo manca a tutti. La sua assenza toglie il fiato. Perdere un figlio, un amico e cercare il modo per raccontare quanto fosse straordinario averlo vicino ogni giorno. «A volte le cose non vanno come dovrebbero. Capita di incontrare avversari più grandi di noi. Ma non possiamo arrenderci. È invece il momento – spiega l’allenatore di rugby Francesco Gasperini – di appoggiarci gli uni agli altri, di sostenerci e fare gruppo proprio come una squadra». Poi le lacrime prendono il sopravvento. «Perché la realtà – conclude don Massimiliano Garibaldi – è fatta anche di fragilità. Riunirci per Lorenzo è quello però che ci consente di non sprecare l’esistenza. Che ci permette di non dimenticare il senso delle cose importanti».

Fuori dalla chiesa ci sono tutti. I compagni di scuola della 2ª E dell’Iti Marconi, gli amici, i parenti e l’under 15 e l’under 17 della Bellaria Rugby. A rendere omaggio a Lorenzo e alla sua famiglia anche il sindaco Matteo Franconi, il preside Pierluigi Robino e le insegnanti. Con il primo cittadino, in piedi, spalla a spalla con i ragazzi, durante le esequie, anche gli assessori Francesco Mori e Mattia Belli e il vicesindaco Alessandro Puccinelli. Un grande caloroso applauso accoglie il feretro all’uscita. Un lungo saluto tra due ali di folla. I palloncini bianchi volano in cielo e i giocatori di rugby, rigorosamente in maglia verde, si stringono in un largo cerchio. È l’ultimo, enorme abbraccio della città al giovane e ai suoi cari. I palloncini svaniscono in cielo e il carro funebre se ne va. La gente si disperde e l’aria grigia del pomeriggio si satura di dolore, di commozione, di aneddoti.

 

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