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Recluso fa condannare lo Stato

Pietro Barghigiani
Recluso fa condannare lo Stato

Detenuto-lavoratore vince la causa contro il ministero della Giustizia I giudici accertano uno “stipendio” inferiore rispetto alle tabelle di legge

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VOLTERRA. E' un “dipendente” che ha fatto causa al suo datore di lavoro. Un contenzioso per una retribuzione inferiore a quella prevista dalla legge in un rapporto diciamo professionale un po’ particolare. Uno è un detenuto italiano in carcere dal 2010, la controparte trascinata in Tribunale è il ministero della Giustizia. Succede che alla fine il recluso batte lo Stato e ottiene il diritto a incassare la differenza tra quanto percepito e quello che avrebbe dovuto prendere per aver svolto una serie di mansioni in carcere.

Dopo aver vinto in primo grado con la liquidazione di una somma di circa 1.840 euro, il detenuto di origine campana ha impugnato la sentenza e davanti alla Corte d’Appello, sezione lavoro, di Roma si è visto riconoscere un credito di 4.500 euro. Soldi che ora il ministero dovrà versagli per l’inadempienza contrattuale dimostrata nel corso degli anni tra datore di lavoro e “dipendente”.

In cella dal 2010, il detenuto dal 2016 si trova a Volterra.

Un carcere che offre occasioni di recupero e che nei suoi obiettivi cerca di andare oltre la detenzione tout-court. Ecco spiegato il coinvolgimento del recluso come attore della Compagnia della Fortezza. Un’attività di risonanza nazionale come esperienza nel mondo carcerario. Nel tempo il detenuto ha saputo ingegnarsi per passare le giornate rendendosi utile e anche per raggranellare qualche soldo. L’elenco delle attività svolte mette insieme barbiere, inserviente di cucina, addetto alle pulizie, apprendista lavorazioni tessili e addetto alla distribuzione pasti.

«Tutte mansioni proprie della categoria C, dall’ottobre del 2016 sino ad agosto 2017 – si legge nella sentenza –. Il detenuto deduceva di essere stato retribuito in misura inadeguata e chiedeva la condanna del ministro di Giustizia al pagamento di euro 4.526,38 a titolo di differenze retributive come da conteggio» era la premessa dei legali nella causa di lavoro.

I giudici d’appello hanno condannato il ministero della Giustizia a pagargli la differenza tra quanto percepito come mercede carceraria (gergo tecnico per le paghe dei detenuti-lavoratori) e quanto prevede il contratto collettivo nazionale per le mansioni svolte negli anni.

La documentazione allegata nella causa racconta in modo puntuale luoghi, lavori e pagamenti, con tanto di cedolini prodotti, ricevuti nel corso degli anni. E la conclusione dei giudici alla fine è stata quella di dare ragione al recluso che non è stato pagato dallo Stato come era nel suo diritto di detenuto-lavoratore. l




 

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