Sicurezza
Buti piange il suo “Coccheo”: i viaggi, il sorriso contagioso e un paese stravolto dal dolore
Massimo è morto a 59 anni dopo una lunga battaglia. Il ricordo della sorella: «I suoi scherzi, la sua tenacia. È stato un esempio di vita»
BUTI. Quella volta che – durante una partita con la maglia della Butese – per poco non staccava l’orecchio a un avversario con un morso al termine di un acceso litigio sul campo di calcio. E poi gli scherzi in paese, la battuta sempre pronta, il sorriso contagioso. Genio e sregolatezza, spirito libero dal cuore grande.
Una determinazione da lottatore che è esplosa quando – a 35 anni – il responso medico lo mise di fronte alla sua più grande battaglia: la sclerosi multipla. Per tutti, semplicemente, “Coccheo”. Un soprannome tramandato addirittura da suo nonno.
Si è spento martedì 25 ottobre a 59 anni Massimo Spigai. La notizia della sua morte ha fatto piombare in un silenzio carico di dolore il paese di Buti. Viaggiatore e avventuriero, Massimo nella prima parte della sua vita ha visitato tantissimi angoli del mondo.
«Sembrava quasi che sapesse cosa gli sarebbe accaduto, ha bruciato le tappe e fino a che la malattia non lo ha costretto sulla sedia a rotelle si è goduto la vita a mille all’ora», dice la sorella Angela.
Fino a quando ha potuto, Massimo si è occupato della gestione della villa medicea di Buti, organizzando anche i numerosi eventi che si svolgono all’interno della suggestiva dimora di famiglia. «Quando gli è stata diagnosticata la malattia – ricorda ancora Angela Spigai – ha scritto una lettera a ogni componente della famiglia. Era lui che dava forza a noi, che ci invitava a non mollare». Massimo Spigai lascia l’ex moglie, Cristina, il figlio Jacopo, 24 anni, le sorella Angela e Monica e i nipoti. La famiglia ha ricevuto decine di messaggi di affetto. «È stata un’ondata di vicinanza travolgente – dice Angela Spigai con la voce rotta dall’emozione –, che ci fa sentire meno soli in questo momento di grandissimo dolore».
Buti piange Massimo, carattere forte e spirito genuino. Un guerriero vero, che ha conosciuto il lato più difficile della propria esistenza di ritorno da un viaggio in Africa. «Aveva dei malesseri fisici, inizialmente i medici pensavano che fosse la puntura di qualche insetto, poi venne fuori l’amara realtà. Massimo ha affrontato ogni attimo dell vita a testa alta, trasmettendo una forza incredibile a chi gli stava vicino. Per noi – conclude la sorella – è stato un esempio».
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