Gioco
Erica a tutto ritmo: chi è la pontederese pazza per la musica laureata a Londra
Coraggio, passione e tanti sogni nel cassetto: ha finito l’avventura al liceo e ha compiuto il grande salto salutando la città e gli affetti
PONTEDERA. «È la scelta più bella della mia vita. Sono una ragazza fortunata», racconta Erica Macchi. E lo dice con l'orgoglio di chi, in fondo, sa che se la sfortuna non dipende da noi, la fortuna un po’ bisogna cercarla. E meritarsela. Come ha fatto lei, pontederese d'origine, residente a Ponsacco ma che da quattro anni vive a Londra dove si è laureata a soli 24 anni e ha coronato il suo sogno. Diventare una musicista professionista, calcare i palchi più famosi e mettere a frutto il proprio talento. Una decisione sofferta – quella di partire e lasciare casa – presa poco più che maggiorenne, ma vincente. «L'idea di salutare l'Italia – ripercorre il passato Erica – è maturata quando ho finito il liceo. Ero una percussionista, avevo frequentato corsi di batteria ma anche di pianoforte. Davanti a me si prospettava solo il conservatorio ma, anche se alla fine fossi riuscita a entrare in un'orchestra, non mi sono mai vista in quel ruolo. Così ho preso tempo e iniziato a collaborare come insegnante all'Accademia di batteria di Pontedera».
E poi la svolta. Dopo un periodo di riflessione ricco di spunti, consigli e approfondimenti, all'orizzonte si profila la strada da percorrere. Che parla di Europa, nuove avventure, molte occasioni da acciuffare al volo. «A Londra c'ero già stata. Un mese durante le superiori, in estate per imparare la lingua. Ho fatto domanda all'University of West London come polistrumentista e cantante al corso di performance musicale e registrazione. Mi hanno presa e mi sono buttata», aggiunge.
Oggi Erica stringe tra le mani una laurea con lode del prestigioso college. Ne parla come se fosse un traguardo scontato, quasi il minimo da ottenere, eppure non è da tutti salutare i propri cari da giovanissima e andare lontano per coltivare le proprie passioni. Senza certezze, solo la voglia di imparare e ascoltare il cuore. «Vedo la laurea – continua la musicista - come il primo passo di un percorso ancora tutto da scoprire. Certo, non è stato facile mantenermi così distante da casa. Vedo i miei due volte l'anno e sono figlia unica. Ho lavorato part time in un pub e studiato. Ma Londra ti apre tantissime possibilità. C'è un'atmosfera scoppiettante».
Occasioni che in provincia ma anche nel resto d'Italia non sono proprio dietro l'angolo. «Al di là della formazione e della preparazione accademica, che anche nel nostro paese raggiunge alti livelli - specifica - a cambiare sono le prospettive. All'università si intesse una rete di contatti e di collaborazioni inaspettate. Conta l'ambiente universitario ma valgono altrettanto le esperienze che vivi al di fuori di quel contesto. Oggi sono a Cambridge per una sessione di studio e domani a Bristol per registrare. Nel frattempo insegno canto e continuo a studiare. Fare carriera come musicista da noi è difficilissimo».
Da grande Erica vorrebbe invece avere la possibilità di andare in tour ed esibirsi con testi e note originali, sue creazioni. «Per trasmettere emozioni alla persone. È una maniera di esprimersi – aggiunge - che ti ripaga e ripaga quelli che ti stanno vicino. Perché so che per trasformare questa passione in lavoro sicuro serve tanto impegno e altrettanto supporto da parte di chi ti vuole bene. In primis dei miei genitori. Senza di loro non ce l'avrei mai fatta». La musica gli scorre nelle vene fin da quando, piccolissima, si divertiva a improvvisare un ritmo suonando con mestoli e scodelle. Non si è mai scoraggiata e anche di fronte alle avversità ha trovato la via giusta. Per ora quella londinese.
Perché Erica nonostante abbia terminato l'università non tornerà indietro. «Resto perché devo ancora migliorare e perché quello che sto costruendo ha valore così come ce l'ha, anche dal punto di vista psicologico, la scelta di abbandonare la mia zona di comfort e tuffarmi in un altro mondo dove tutto cambia rapidamente e devi sempre reinventarti per stare al passo», conclude.
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