Sicurezza
Numeri super per la Sagra della Lepre: più di 3mila persone in tre fine settimana
Un paese che si unisce e dà vita a un appuntamento che si ripete dal lontano 1988
SELVATELLE. C’è la forza di un paese di poco più di mille anime che ogni anno diventa squadra per tre fine settimana e si trasforma in una straordinaria catena di sforzi, collaborazione ed entusiasmo. Ci sono i piatti della tradizione toscana preparati dalle mani di donne e uomini che curano ogni portata come se fossero a casa. C’è la comodità di uno spazio tutto nuovo in cui è possibile mangiare in compagnia in totale tranquillità. E c’è anche un dato che ha il sapore della speranza. Perché le feste popolari sono ancora vive. Altro che ristoranti stellati e locali pettinati. Si è conclusa domenica 9 ottobre la 34esima edizione della Sagra della Lepre e del cinghiale, a Selvatelle.
Un evento che dal 1988 rappresenta un punto di riferimento per gli amanti del buon cibo, della provincia di Pisa e non solo. Perché in questo angolo di Valdera arrivano persone da ogni parte della regione, e addirittura anche alcuni irriducibili da altre regioni.
Presenze in rialzo
La soddisfazione trasuda dalle parole di Luca Salvadori, presidente dell’associazione La Selva e storico organizzatore della Sagra. «Abbiamo ampiamente superato le 3mila presenze totali, siamo davvero felici». Non è record, ma è comunque un dato in netto rialzo rispetto all’edizione 2021, contraddistinta dalle misure anti-Covid, in un contesto generale ancora spaventato dalla pandemia. «L’anno scorso – prosegue Salvadori – abbiamo di poco superato le 2mila persone, mentre il primato assoluto lo abbiamo registrato cinque anni fa, quando riuscimmo a mettere a tavola 4.400 donne e uomini nei tre fine settimana tradizionali della sagra. In generale – riprende Salvadori – siamo più che soddisfatti. La gente conosce la nostra festa e ogni anno è felice di partecipare. Noi, da parte nostra, facciamo di tutto per far stare bene chi sceglie di farsi una bella mangiata a Selvatelle».
L’organizzazione
La Sagra della Lepre è frutto della collaborazione tra diverse realtà del paese: l’associazione La Selva, Il Gelso, con Vasco Ticciati presidente, la Filarmonica San Martino, presieduta da Sabrina Battaglia e l’Asd Selvatelle, la società sportiva del patron Paolo Baldini Orlandini. L’unione fa la forza. E da queste parti lo sanno bene. Ognuno contribuisce a modo suo. L’importante è esserci. Sentirsi parte di qualcosa che si tramanda di generazione in generazione. «Perché piace a tutti – dice ancora Salvadori – vedere le persone che si alzano da tavola col sorriso. Dietro alla loro gioia c’è il nostro lavoro. Quella è la nostra ricompensa più grande in assoluto».
La squadra
I bambini in sala a servire le persone, i “grandi” in cucina. Chi alla brace, chi alle tagliatelle, chi a friggere la polenta, chi a controllare che il sugo di lepre (ma anche quello di cinghiale, pilastro del menù della sagra) procedano nella cottura, pronti per essere serviti in tavola. «Siamo una squadra di circa 70 volontari – va avanti Luca Salvadori –, che si mette all’opera in armonia e lavora diverse ore al giorno, dal sabato mattina alla domenica sera, perché crede nella sagra e in quello che rappresenta. Il ringraziamento nei loro confronti è infinito». Luca Salvadori, infine, ripercorre la storia della Sagra della Lepre e del cinghiale. La “scusa” per omaggiare chi – 34 anni fa – ebbe un’intuizione che ha resistito allo scorrere del tempo. «Ferdinando Guerrini, Angiolo Gorini e Severo Ceccanti. Da loro tutto ebbe inizio. Pensarono per diverso tempo a una sagra unica nel suo genere e optarono per la lepre. Una grande idea, vincente ancora oggi».
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