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Caso di febbre Dengue a Ponsacco; il Comune avvia la disinfestazione
Il paziente ha contratto all’estero la malattia che si diffonde con la zanzara tigre
PONSACCO. Dopo i casi di febbre Dengue riscontrati a metà luglio a Cascina, Pisa e Livorno, ne è stato registrato uno, in questi giorni, anche a Ponsacco. Si tratta di un paziente che durante le ferie estive ha contratto il virus all’estero e che, una volta rientrato a casa ha iniziato ad avere i primi problemi. Febbre, eruzione cutanea e cefalea intensa. Una sintomatologia piuttosto esplicita che ha portato ad avviare gli accertamenti necessari. «Ora è isolato ma sta bene, le sue condizioni non sono preoccupanti», fanno sapere dal Comune che, come da prassi ministeriale, ha avviato le disinfestazioni. «Abbiamo eseguito da sabato gli interventi adulticidi, larvicidi e di eliminazione dei focolai larvali – dice la sindaca Francesca Brogi – in un’area con un raggio di duecento metri a partire dal luogo di residenza del malato, dove sono presenti anche zone pubbliche e private con pertinenze esterne, tipo cortili, piazzali, giardini e terrazze. I motivi che ci hanno spinto sono puramente precauzionali e previsti dalla normativa».
Il Comune, ricevuta la nota dell’Asl, ha prontamente emesso un’ordinanza. «Abbiamo informato la popolazione del posto – continua Brogi – affinché prendesse tutti gli accorgimenti, come tenere chiuse le finestre, tenere dentro gli animali domestici e non esporre i giochi per bambini all’aperto. Da ricordare poi di lasciar passare 15 giorni prima di consumare frutta e verdura che siano state eventualmente irrorate con prodotti insetticidi, lavarle abbondantemente e sbucciare la frutta prima dell’uso e procedere alla pulizia di mobili, suppellettili lasciati all’esterno che siano stati esposti al trattamento. Ringrazio la ditta Bermaouse, gli uffici comunali, le squadre della Vab, vigilanza antincendi boschivi e la protezione civile».
Il virus Dengue si diffonde nei paesi tropicali ma nei nostri territori viene trasmesso dalla zanzara tigre (aedes albopictus). «Per contagiarsi – spiega Spartaco Sani, primario delle malattie infettive dell’ospedale di Livorno e responsabile per l’Asl Toscana Nord Ovest – basta una sola puntura, ma sono episodi rari. È bene attivarsi per evitare rischi di piccoli cluster ma la possibilità che questo succeda è bassa».
Non proprio assente ma comunque difficile perché diversi eventi dovrebbero combaciare. «Intanto – aggiunge Sani – la persona che ha contratto l’infezione resta contagiosa per circa una settimana dalla comparsa dei primi sintomi. Poi il nodo riguarda il passaggio del virus. La zanzara tigre ingurgitando il sangue da un soggetto infetto prende il virus. Pungendo un altro individuo glielo trasferisce emettendo delle sostanze infettive». È per questo che la mossa della disinfestazione riduce la possibilità che si inneschi una catena di contagi. «La malattia – specifica il primario – si contrae nei paesi tropicali. Nelle nostre zone si può diffondere anche se non sono mai capitati casi di focolai in Italia. È successo invece con il Chikungunya, un virus simile che, trasmesso dalle zanzare in Africa e nel sud est asiatico, causò un’epidemia di febbre a Ravenna, nel 2007. Il caso zero fu un turista ma poi si allargò in zona».
Da luglio a settembre in provincia di Pisa ci sono stati tre casi e pure a Livorno. «Finite le restrizioni prese durante il Covid – puntualizza Sani – la gente ha ripreso a viaggiare e le infezioni si propagano di più». Così se il primario esclude gravi pericoli, invita a fare la massima attenzione. Con prudenza. «In generale infatti si prevedono forme di disinfestazione fino ad ottobre – aggiunge –. La malattia comunque, nella maggior parte delle situazioni, ha un’evoluzione benigna. Non necessita sempre di ospedalizzazione e viene curata con una terapia che interviene sui sintomi a base di antinfiammatori, isolando il paziente. Diverso invece il decorso per chi contrae il Dengue per la seconda volta. Se al primo episodio si riscontra quasi sempre una guarigione spontanea, nei casi successivi, se dovesse capitare di infettarsi di nuovo, si incorre in una patologia severa, il cosiddetto Dengue emorragico».
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