Gioco
Lavori di pulizia al terrapieno per poi salvare la pieve millenaria dalle frane
Al via gli interventi in vista dei sondaggi geologici e dei rilievi i strumentali. Dalla Regione 70mila euro per il progetto, ne serviranno 900mila per il cantiere
PALAIA. Il terrapieno dove da oltre sette secoli sorge la pieve di Palaia, almeno da 15 anni è interessato da un movimento franoso che ha colpito il lato nord della scarpata. Quello più scosceso e impervio. Il Comune fece uno studio di fattibilità dell’intervento necessario con la richiesta di finanziamento delle spese progettuali alla Regione. Si tratta di cifre importanti: 70mila euro per fare il progetto. Poi, successivamente, serviranno oltre 900mila euro per i lavori di sistemazione del versante a nord.
«Quei settantamila euro – spiega il sindaco di Palaia Marco Gherardini – ci servono per perfezionare l’incarico dei lavori all’ingegner Pucci di Empoli».
Per arrivare a questo step, intanto, è stata approvata la perizia di spesa, redatta dal dottor Michele Ponticelli, per i “Lavori di pulizia versante in frana, taglio piante presenti, pulizia del pendio con taglio a raso della vegetazione infestante per rilievi topografici e tecnici” relativi ai “Lavori di sistemazione e stabilizzazione di versante franoso lato nord della Pieve romanica di Palaia”. La spesa da sostenere è di complessivi 13.908 euro. Se ne occuperà la ditta Idroter srl con sede a Villa Minozzo in provincia di Reggio Emilia.
Si tratta di lavori di pulizia essenziali al fine di poter dare inizio alla progettazione esecutiva che necessita realizzare delle indagini geognostiche per l'elaborazione della relazione geologica occorrente per il deposito del fascicolo tecnico all'Ufficio della sismica, come si legge nella determina dell’amministrazione comunale di Palaia, considerato che per poter effettuare i sondaggi geologici e i rilievi strumentali e per una perfetta redazione progettuale occorre provvedere a eseguire la pulizia del versante con taglio di alcune piante a bordo frana, nonché al taglio di varie piante di alto e medio fusto presenti sull’intera area ed eseguire un taglio a raso del pendio in posizione verticale della vegetazione infestante.
Il continuo dilavamento della parte tufacea del versante opposto alla strada che arriva dal centro abitato e va verso Usigliano sta “rubando” continuamente terreno e in mancanza di un intervento ne potrebbe risentire la stabilità stessa del monumento nazionale. Era il 2006, con don Giuseppe Volpi che da appena un anno aveva preso possesso della parrocchia di Sant’Andrea di Palaia, che si ritrovò a doversi interessare della questione. Sembrava fosse trovato il tampone adeguato, invece nulla. La scarpata di origine tufacea non tratteneva più le acque piovane.
Il problema, quando don Volpi ha lasciato la parrocchia per quella di Fauglia, è passato tutto nelle mani di don Holin D’Cruz arrivato l’anno scorso da Ponsacco. Quello strapiombo di oltre 100 metri e della larghezza di una quarantina sembra non fermarsi più e il rischio che ne deriva è sempre più ampio. Le infiltrazioni, però, sembrano non interessare la struttura della pieve, ma di sicuro si sta indebolendo l’area circostante e nessuno può affermare con assoluta certezza quanto, quando e come tutto questo finisca per avere un’incidenza sullo stesso monumento nazionale.
La pieve di Palaia, eretta intorno al 1280, è uno dei più begli esempi di architettura romanico-gotica che la Toscana può vantare. Essenziale, ammutolisce con la sua bellezza antica, dove pietra e luce sono le uniche protagoniste di una sacralità senza tempo.
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