Gioco
Dal cassetto la foto del ‘47 dei nonni con Il Tirreno per la figlia in America
Il racconto di Lizzana, nipote del custode del vecchio Dispensario
PONTEDERA. Succede spesso, ed è successo a molti, che, rovistando nei cassetti o nelle soffitte delle case venga fuori qualcosa di inatteso. E di prezioso. Come la foto di nonna Serafina e nonno Orfeo, datata ottobre 1947. Con una copia de Il Tirreno in bella mostra.
Fu scattata, ben 75 anni fa, per mandarla alla figlia Lizzana che subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale emigrò al di là dell’oceano perché nel frattempo aveva conosciuto e sposato un soldato americano che sul nostro suolo patrio aveva ridato la libertà. Si stabilì nel New Jersey.
È la nipote di Orfeo, Lizzana anche lei di nome, ad aver trovato quel cimelio dei nonni paterni e a raccontare anche che le fu imposto il nome della zia quando nacque, a settembre 1948, perché «una Lizzana se n’è andata lontana, e una Lizzana deve rimanere vicino». E puntualizza: «Sa, a quei tempi, i nonni avevano voce in capitolo!».
A vedere i titoli di quel Tirreno, possiamo anche affermare che aveva ragione il filosofo Gianbattista Vico con i suoi corsi e ricorsi della storia, convinto che la storia medesima fosse caratterizzata dal continuo e incessante ripetersi di tre cicli distinti: l’età primitiva e divina, l’età poetica ed eroica, l’età civile e veramente umana. E così ecco “l’attacco al governo e l’intesa mancata tra Saragat e Togliatti”, ma anche come “il colera si estendesse in maniera virulenta”.
«Mio nonno non perdeva giorno che non avesse Il Tirreno tra le mani. Se lo divorava. E poi a Natale, rifaceva i conti di un’annata all’edicola e ridava i soldi spesi a mio padre».
Di lavoro, nonno Orfeo, faceva il custode al vecchio Dispensario dell’ospedale Lotti di Pontedera mentre la moglie era casalinga. Entrambi pontederesi da sempre, come lo è la figlia. A proposito, ebbe tre figli: oltre a Lizzana diventata americana anche Tierno e Avio. Tutti nomi di località trentine (Lizzana vicino a Rovereto, Tierno più verso Mori e Avio che ha anche il casello sulla A22 in coppia con Ala) in cui Orfeo era stato soldato, aveva combattuto e ne conservava i ricordi una volta rientrato a Pontedera. Ricordi talmente indelebili da trasferirli sulla carta d’identità dei tre figli.
Grande personaggio, Orfeo, nella sua semplicità e nella sua schiettezza che si amalgamavano alla grande con il carattere della moglie Serafina. «Quando ci fu il passaggio del fronte – racconta la nipote Lizzana Nuti – mia nonna riempì un baule di corredo, panni e roba del genere. Lui si prese la macchina per fare le lastre ai polmoni perché, diceva, poteva servire per decifrare meglio eventuali malanni respiratori».
Poi si sposò anche Lizzana, la nipote. «Lo feci piuttosto tardi a dire il vero: avevo 39 anni, ma il destino non fu per niente prodigo con me. Persi il marito per un infarto che nostra figlia aveva appena 22 mesi».
E così i ricordi di Lizzana Nuti, che ha mandato alla redazione una mail con la foto dei nonni affinché si potesse pubblicare sul giornale dei giorni nostri, ma sempre Il Tirreno, si rifanno nuovamente vivi, e racconta cose come se fossero accaduti l’altro ieri e invece risalgono a 75 anni fa. Come quella foto rigorosamente quanto ovviamente in bianco e nero, di 75 anni fa scatta “come prova” per la figlia americana.
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