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Federico a 46 anni vince e dà un calcio alla carta d’identità: «Ho testa e gambe»

Tommaso Silvi
Federico a 46 anni vince e   dà un calcio alla carta d’identità: «Ho testa e gambe»

Il difensore del Selvatelle: L’età? È un numero

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TERRICCIOLA. Quando non si allena con la squadra, corre da solo. Decine di chilometri con un occhio sempre al cronometro, per controllare l’andatura e accertarsi che il passo sia quello buono. Quello da atleta.

«Perché alla mia età – dice – per rimanere in forma bisogna lavorare continuamente sul proprio fisico. La domenica ci sono i ragazzi di 20 anni che vanno fortissimo. E io non voglio fare brutta figura».

Ha compiuto 47 anni lo scorso 4 agosto. Ma la carta d’identità non lo spaventa. Anzi, lo stimola. Come una sfida con se stesso. E Federico Bellini non vuole perdere. Mai. Lo sa bene Paolo Baldini Orlandini, presidente del Selvatelle – formazione di Prima categoria – che alcune settimane fa guardando Federico negli occhi gli ha snocciolato la classica domanda che si fa ai calciatori non più giovanissimi. «Allora, che vuoi fare l’anno prossimo? ».

Sangue livornese, pelle dura forgiata dal salmastro, Bellini non ha battuto ciglio. «Quando inizia la preparazione? Io voglio giocare ancora».

Altro giro, altra corsa. Federico c’è. Sempre lì. In mezzo alla difesa. E pensare che sono passati 30 anni dal suo esordio nel calcio dei grandi. Campionato di Promozione 1991-1992, con la maglia del Cascina. In panchina mister Giovanni Maneschi. E vittoria del torneo con passaggio in Eccellenza.

«Il calcio è una cosa seria – dice il veterano “Fede” -, serve prima di tutto la testa. Chi non ce l’ha è destinato a smettere». Nella stagione 1994-95 Bellini arriva in C1, nella Carrarese di Silvio Baldini. Poi una raffica di successi con Bientina, Calcinaia, Perignano, Pecciolese, Volterra, solo per citarne alcuni. Una vita sui campi dei dilettanti. «Non mi sento vecchio – taglia corto -, anzi, credo che tutto ciò che ho imparato in oltre tre decenni di pallone rappresenti un bagaglio fondamentale per poter rendere al meglio. Fino a che il fisico me lo permette, io continuo a giocare».

Non è mai troppo tardi per arricchire la bacheca dei successi. E Federico lo ha imparato nella scorsa stagione, quando – con i compagni – ha conquistato il salto in Prima categoria con il Selvatelle. Un campionato vinto a 46 anni. E, come se non bastasse, un record nel record, perché le “Lepri” dell’alta Valdera non erano mai arrivate così in alto.

«Abbiamo fatto la storia – dice il classe 1975 che ha fatto il settore giovanile all’Armando Picchi con Cristiano Lucarelli – e per me è stata un’emozione doppia. A questa età mi godo ogni minuto in campo, ogni pallone».

“Smettere” è una parola che non rientra ancora nel vocabolario di Federico Bellini. E questo lui vuole chiarirlo bene. «Perché dovrei? Sono in perfetta forma, riesco ad allenarmi e la mia famiglia mi incoraggia a coltivare ancora la mia passione. L’età è solo un numero. E quando il pallone rotola non importa l’anno di nascita. Parlano i risultati. Non è ancora il mio momento. Ho voglia di giocare, oggi come trent’anni fa. La passione è sempre la stessa».


 

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