Il Tirreno

Pontedera

Sempre meno “Fabbrica di preti” con la morte di don Macelloni

Paolo Falconi
Sempre meno “Fabbrica di preti” con la morte di don Macelloni

Il borgo ha dato alla Chiesa ben 33 sacerdoti, 12 suore e 2 frati in 130 anni

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PECCIOLI. Si è svolto ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Castelnuovo Valdicecina il funerale di don Secondo Macelloni deceduto domenica mattina nella stessa località. Don Secondo era nato a Fabbrica di Peccioli il 6 marzo 1932, quindi da poco aveva compiuto 90 anni. Era stato ordinato sacerdote il 9 agosto 1959 e, come ricorda il settimanale diocesano L’Araldo, nominato titolare della Cappellania Corale di San Jacopo e Assistente in seminario. Nel 1961 è nominato Vicario cooperatore di Cecina e nel 1967 parroco di San Cipriano di Volterra.

Nel 1968 è trasferito alla parrocchia del Santissimo Salvatore a Castelnuovo Valdicecina. Nel 1999 è nominato titolare e legale rappresentante anche della parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo di Montecastelli. Nel 2006 venne nominato Vicario foraneo per il vicariato della zona Boracifera.

Le esequie sono state celebrate dal vescovo Roberto Campiotti, che da quando ha preso possesso della Diocesi volterrana, alla fine di marzo, ha dovuto presenziare a diversi riti funebri di sacerdoti delle sue 88 parrocchie.

Il 18 luglio scorso, è scomparso don Naldo Vallesi nato il 3 luglio 1929 a Montaione e nel corso del suo ministero parroco, tra l’altro, a Cecina, a La Sassa di Montecatini Vc, Montescudaio e nel 2004 cappellano della Residenza sanitaria “Card. Maffi” di San Pietro in Palazzi; nel 2016 rinuncia alla parrocchia di San Giovanni battista a Casaglia di Montecatini e si ritira a vita privata a Cecina Mare.

A fine giugno lo stesso monsignor Campiotti è stato nel carcere di Volterra per la celebrazione in suffragio di don Vincenzo Guttadauro, a dieci anni dalla morte, per molti anni cappellano del carcere.

Con la scomparsa di don Secondo Macelloni si assottiglia ancora quella che fu la nutrita pattuglia di sacerdoti nativi della frazione pecciolese, più volte soprannominata “Fabbrica di preti”. In poco più di un secolo, in pratica il ventesimo, Fabbrica di Peccioli ha dato alla Chiesa cattolica ben 33 sacerdoti. A questi si devono aggiungere 12 religiose, ma soltanto due frati. Un numero davvero considerevole, in relazione ai suoi abitanti che negli anni considerati hanno oscillato tra i 1.000 e i 1.400. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale aveva 16 suoi figli in abito talare impegnati nella diocesi di Volterra; erano 12 agli inizi del 1900 così come agli inizi del terzo millennio su un totale di 64 preti della Diocesi volterrana.

Da Fabbrica è uscito anche un vescovo, monsignor Ovidio Lari, qui nato il 14 gennaio 1919 e deceduto il 2 febbraio 2007. Venne nominato vescovo di Aosta il 15 ottobre 1968 e “guidava” l’allora papa Giovanni Paolo II nelle vacanze estive sulle splendide montagne di quelle parti. Dalla famiglia Lari (che raccontano le cronache dell’epoca era poco incline alla fede cattolica e anche assai poco praticante) è uscito anche don Maris nato il 29 ottobre 1926 che, dopo essere stato parroco alla prioria di Santa Maria della Marca a Castelfiorentino e aver successivamente guidato la sua stessa Fabbrica, il 10 febbraio scorso è deceduto all’età di 92 anni.

Così i preti fabbrichesi viventi sono rimasti davvero pochi. Infatti sono: don Ferdinando (Fiorino) Pancanti nato il 31 agosto 1924, dal 1976 parroco a Ponteginori e ora ritiratosi alla Colonia di Marina di Cecina; don Gerardo Pucci nato il 12 ottobre 1936, parroco a Montecerboli e Larderello; don Carlo Gronchi nato il 15 agosto 1950 e attuale proposto a Peccioli: faceva parte della cosiddetta “covata del ’59” visto l’altro numero di ordinazioni in quell’anno. Poi la “vena" delle vocazioni si è pian piano prosciugata e dal ’92 Fabbrica non "rifornisce" più preti alla diocesi di Volterra.

L’ultimo è don Maurizio Volpi che dopo sette anni nella parrocchia di Montaione decise di indossare il saio, entrando nell’Ordine dei frati minori nel convento de La Verna. Tornato sacerdote a Castelfiorentino, a ottobre scorso ha fatto l’Atto di professione di eremita diocesano, una nuova forma di appartenenza alla chiesa particolare, che entra per la prima volta nella Diocesi di Volterra, almeno nella storia più recente.

Tornasse il maestro Pucci, personaggio eclettico e caratteristico quanto amato in Alta Valdera, che a Fabbrica ha insegnato per anni muovendosi ogni mattina da Alica verso quel paese solo e soltanto con la sua bicicletta non direbbe più "Vado in Gran Pretagna" come amava ripetere volendo identificare anche con una battuta quel borgo come una vera e propria “Fabbrica di preti”. l


 

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di Redazione web