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Il personaggio

Il professor Giani in bici in Ucraina. «Pedalo per la pace e la solidarietà»

Il prof Giani, 40 anni, diacono pontederese, insegna religione all’Istituto Checchi di Fucecchio
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Il prof Giani, 40 anni, diacono pontederese, insegna religione all’Istituto Checchi di Fucecchio

Parte per Kharkiv dalla Toscana: raccolta fondi per donare un pulmino a un’associazione

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FUCECCHIO. Una sfida del genere poteva raccoglierla solo uno spirito libero e intraprendente come quello di Tommaso Giani, diacono e professore di religione all’Istituto superiore Checchi di Fucecchio, originario di Pontedera. Il 40enne, infatti, ha deciso di partire stamani da Genova – terra della sua squadra del cuore, la Samp – in bicicletta verso Kharkiv, città ucraina a cui è legatissimo per tutta una serie di ricordi.

Giani a Kharkiv c’ha fatto otto trasferte, le sue vacanze estive: solo che allora la guerra non c’era, si poteva andare tranquillamente senza temere per la propria incolumità. Tanto che Giani nel 2019 – prima che il Covid sconvolgesse le vite di tutti – si era già recato a Kharkiv, addirittura in autostop; in quel caso lo fece per dimostrare che l’umanità è ancora forte, che sa guardare oltre i muri e i pregiudizi. Stavolta, invece, Giani parte per fare da “megafono della pace”, oltre che per dimostrare ai suoi amici ucraini che lui c’è e che farà qualcosa per loro in prima persona. Il prof di religione è il primo a essere conscio che questa non è una sfida da tutti, che potrebbe non riuscire e anche trovarsi in situazioni complesse in una nazione invasa e sotto attacco da mesi.

Ma i limiti – lo diceva anche Micheal Jordan – come le paure, sono spesso soltanto delle illusioni. La missione di Giani ha come ulteriore obiettivo un altro traguardo, come racconta il diretto interessato: «In questo mio mese di viaggio attiverò un crowdfunding per raccogliere fondi a favore di un’associazione umanitaria del luogo, la Station Kharkiv. Mi piacerebbe – coi soldi donati – permettere loro di acquistare un pulmino utile per le loro attività a sostegno della popolazione. È il mio modo di lavorare per la pace, perché non condivido l’approccio di chi lo fa inviando contemporaneamente armi».

E pensare questo “tentativo di miracolo” ha radici sportive: nel 2009 e nel 2010 Giani andò a vedere la Samp impegnata contro il Metalist di Kharkiv e da allora un pezzo di cuore blucerchiato è rimasto in Ucraina. «Il mio sarà un viaggio pacifista, senza alcuna bandiera al seguito: il mio viaggio è contro la guerra di aggressione di Putin ma anche contro la guerra di resistenza di Zelenski. Lo faccio per i civili ucraini, in particolare per gli abitanti della “mia” Kharkiv: quelli che hanno perso i loro cari sotto le bombe, quelli abbandonati, quelli rimasti senza casa e senza futuro. Se a fine luglio arriveremo almeno a 20mila euro, quando raggiungerò Kharkiv potrò acquistare un furgone o un minibus da 9 posti da regalare all’associazione Station Kharkiv, che ho conosciuto di persona in uno dei miei ultimi viaggi in Ucraina e che si occupa di portare aiuti di prima necessità alle persone più sole rimaste in città durante questi mesi di attacchi missilistici».

Per contribuire c’è un conto corrente intestato alla Diocesi di San Miniato (Iban IT52G0623071150000046607853). Giani giornalmente pubblicherà sul proprio profilo Facebook le tappe del suo viaggio da 2.500 chilometri: conta di finirlo in circa un mese, percorrendo più o meno 100 chilometri al giorno e concedendosi anche delle pause. E lo farà senza prenotare niente, affidandosi soltanto al buon cuore e alla voglia di pace del prossimo venturo. Alla partenza indosserà la maglia blucerchiata dei suoi idoli, confidando anche che dal mondo doriano (e magari dai giocatori) giungano aiuti preziosi. Poi tornerà in treno, con la speranza di giungere all’obiettivo Kharkiv arrivando da ovest (Italia, Slovenia, Croazia e Ungheria le tappe), così da evitare il fronte più orientale ed esposto all’azione russa. «Sarà per me – conclude il professore – un’esperienza che mi arricchirà tanto dal punto di vista personale, mi regalerà storie che potrò condividere coi miei studenti».

Giani è cresciuto alla scuola di don Andrea Gallo, forse il prete "di strada" per antonomasia: questa volta avrà 2.500 chilometri di asfalto davanti, affronterà momenti di solitudine e scoramento, visionerà coi propri occhi il dolore della guerra. Ma - è questo il suo auspicio - l'affetto di chi lo sosterrà gli consentirà di giungere alla fine di questo tour pedalando per la pace e con l'umanità nella borraccia.

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