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Cassa di risparmio di Volterra, lavoratori in piazza: scioperi e scontro legale

I sindacati ventilano ricorsi al Tribunale per contratto integrativo e previdenza. L’azienda chiede di proseguire il confronto: «Sempre agito in modo lecito e coerente»


22 giugno 2022 Andreas Quirici


VOLTERRA. Più giorni di sciopero e messa a punto di procedimenti al Tribunale del lavoro. Questi gli elementi più significativi espressi ieri dai sindacati durante l’assemblea dei dipendenti della Cassa di risparmio di Volterra (CrV) nella sala consiliare di Palazzo dei Priori. Ma la risposta dei vertici della banca punta a ritrovare il dialogo: «Piena disponibilità a proseguire la trattativa, certi che gli interlocutori sapranno comprendere che i compromessi già trovati non possono essere considerati nuovi spunti per chiedere e trattare ancora». Il confronto tra le parti è fermo a lunedì, quando si è svolta una riunione online con rappresentanti dell’Associazione bancaria italiana (Abi) per scongiurare lo sciopero. Ma il nulla di fatto lascia intravedere scenari non troppo incoraggianti.

Gli ostacoli

Uno dei problemi sembra essere il Contratto integrativo aziendale (Cia) che la banca voleva rinnovare per «proiettarla nel proprio rilancio, nella consapevolezza della necessità di modificare radicalmente il modello operativo, di ridurre velocemente i costi e di riqualificare il personale per prepararlo alle nuove sfide che il mercato impone». Un contratto scaduto nel 2019 che, nel dicembre 2021, i responsabili dell’istituto di credito hanno comunicato essere «non più produttivo» dal gennaio di quest’anno. Un altro ostacolo all’intesa è stato l’accordo sulla previdenza complementare, oggetto di recesso da dicembre 2021 perché considerato «anch’esso non più sostenibile, né di mercato», come ribadito dalla "Cassa" in una nota diffusa ieri mentre sindacati e lavoratori erano scesi da Palazzo dei Priori per applaudire simbolicamente la dirigenza all’interno della sede della banca che si affaccia sul cuore della città etrusca. «L’efficacia del recesso era fissata al 31 marzo 2022, e questo termine di 90 giorni dava la possibilità di avere tutto il tempo necessario per arrivare ad un accordo condiviso - sottolineano da CrV - . Ad aprile, decorso invano il termine del preavviso, l’accordo sulla previdenza complementare si è risolto, ma la Banca ha deciso di continuare comunque a contribuire al fondo aperto presso Previbank per non pregiudicare i lavoratori, con una percentuale unilateralmente determinata, in attesa dell’accordo con i sindacati».

Duri provvedimenti

La situazione appare molto difficile. Perché i rappresentanti dei lavoratori citano azioni pesanti per far cambiare idea alla banca: «Dopo i mandati già affidati al sindacato nelle due assemblee del Persio Flacco, tesi a recuperare per i dipendenti i diritti messi in discussione dalla direzione della "Cassa", nell’assemblea di Palazzo dei Priori è stato fatto il punto della situazione e messo a fuoco il percorso che, nelle prossime settimane, porterà a più giorni di sciopero, alla messa a punto dei procedimenti presso il Tribunale del lavoro per ripristinare il diritto vituperato dalle disdette aziendali e dai comportamenti anti-sindacali della direzione generale, alla ripresa dei contatti con il territorio per consolidare una rivendicazione che riguarda tutti gli stakeholder». Durante l’assemblea sono intervenuti Alberto Loretelli di Fabi, Marco Chirici di First Cisl, Gregorio Furiesi di Fisac Cgil, Claudia Pacchini Uilca Uil. Presenti anche Pier Luigi Masi, segretario provinciale First Cisl e Mario Pertici, segretario provinciale di Fabi che hanno ribadito il fatto di essersi «dimostrati coesi, col personale che si è espresso con determinazione. Possiamo prevedere che la vertenza procederà nei prossimi giorni con la massima efficacia».

Riorganizzazione

La nota sindacale si conclude con una domanda: «Il prossimo passo sarà la proclamazione dello sciopero?». Un quesito che sembra destinato proprio ai vertici della banca, chiamati a un nuovo confronto. «CrV vuole sottolineare che le scelte aziendali finora adottate fanno parte di un progetto di rilancio della banca ampiamente comunicato e condiviso con le organizzazioni sindacali - sottolineano dalla dirigenza della "Cassa"- e che in alcun modo tali scelte, anche quelle necessarie e più difficili, hanno mai rappresentato un attacco o una presa di posizione nei confronti dei sindacati. CrV ha sempre agito in modo responsabile, lecito, coerente e secondo i termini di legge, al fine di rendere più efficace ed efficiente la banca nell’ottica di farla tornare profittevole e mantenere la sua autonomia, dimostrando la piena disponibilità a trattare nelle opportune sedi per trovare un accordo condiviso tra le parti».

Certezze sul futuro

Il muro contro muro sembra continuare con le parti che rivendicano la bontà delle proprie scelte. Il problema è che, in questa maniera, non si trova la quadra. E intanto il tempo passa senza trovare soluzioni. Dalla banca punta a una riorganizzazione complessiva per abbassare i costi di gestione e mettersi nelle condizioni per un aumento di capitale fondamentale per il futuro di cui si parla da anni, senza essere arrivati ancora a nulla. I sindacati difendono i diritti dei circa 450 dipendenti e chiedono chiarezza sul futuro di una realtà aziendale determinante non solo per Volterra, ma per tutta la Valdicecina.

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