Finanza
Birra a chilometro zero tra romanzi e David Bowie
Fernando Campana e la moglie Katia Di Nardo hanno dato vita al Poggio Rosso nell’azienda agricola creata dal nonno di lui
Peccioli Il sogno è nato, forse, anche guardando le ombre della sera allungarsi sulle spighe di grano mosse dal vento. Un mare giallo pallido che ha dato forza a un’idea semplice quanto ambiziosa: creare il primo birrificio a Peccioli. Unendo la passione per l’home brewing, la birrificazione domestica, e l’attività agricola di famiglia che dura da generazioni. Quel sogno, ottenere birra dai cereali biologici, è diventata realtà per Fernando Campana e Katia Di Nardo, marito e moglie che hanno aperto a fine maggio le porte del loro birrificio.
«Il mio cognome “tradisce” origini campane, precisamente da un paesino della provincia di Benevento, Campoli del Monte Taburno – racconta Fernando, 45 anni –. Fino al 2005 ho vissuto a Villamagna, nel comune di Volterra. Ma dal 2005 ho varcato il confine e sono pecciolese a tutti gli effetti. Mio nonno si è trasferito in Valdicecina, ma a ridosso della Valdera, molti anni prima per coltivare la terra. Un lavoro molto faticoso, di sacrificio e che, fino a non molti anni fa, veniva fatto tutto a mano». Nel tempo, però, l’attività passa al padre di Fernando e subisce una prima evoluzione grazie all’uso di moderni macchinari. Fernando, dopo aver completato gli studi di ragioniere-programmatore, a 20 anni inizia a lavorare nell’azienda di famiglia. In un territorio che, negli ultimi anni, diventa il simbolo delle coltivazioni biologiche. «Ho iniziato a frequentare per caso dei corsi sulla birrificazione, mi sono appassionato e alcuni anni fa ho iniziato a pensare a strutturare questa passione. Grazie a bandi europei per incentivare la trasformazione del prodotto agricolo, ho progettato il birrificio agricolo artigianale. Anche per valorizzare una parte dei cereali raccolti».
L’idea è interessante e lo sviluppo aziendale pensato da Fernando Campana si inserisce nel progetto integrato di filiera (Pif) CerealBio. Tanto da diventarne capofila con altre aziende del territorio. «Ho iniziato i lavori quando è scoppiata la pandemia, ricevendo due deroghe dalla Regione per completare i lavori. Ho creato, a ridosso dei campi da coltivare, un edificio per la produzione di 80mila – 90mila litri annui di birra. Il tutto, visto che il processo richiede un grande dispendio energetico, cercando avere il minor impatto ambientale possibile. Anche grazie a pannelli fotovoltaici e un generatore di vapore alimentato a biomassa che aiutano in un processo decisamente energivoro».
La visione è quella giusta, ma serve anche tanto studio. Campana inizia a farlo anche all’Università di Perugia. E altre collaborazioni scientifiche arrivano con il Cnr di Firenze e la Scuola Sant’Anna di Pisa. «Facciamo cinque diverse tipologie di birre usando orzo e frumento, ma in inverno prevediamo di farne altre anche col farro. E ho provato a mettere alcune delle mie passioni in questa avventura. Per esempio amo i romanzi “Furore” di John Steinbeck e “Pastorale Americana” di Philip Roth, libri che hanno ispirato due delle birre in produzione».
Fernando, però, è anche un bassista. E la sua devozione per David Bowie lo ha ispirato anche per un’altra produzione. Una delle sue canzoni preferite è Jean Genie e, per assonanza, è nata la birra Ging Genie con un retrogusto di zenzero. «A una sono particolarmente affezionato, la “Lappe”. Una birra di frumento, d’ispirazione tedesca. La dedica è per un amico mio e di mia moglie, un sociologo che insegnava a Berlino e che mi ha fatto leggere il romanzo “Furore”. Ora Lotar, il cui cognome era proprio Lappe, non c’è più. E questa birra, con sopra disegnata una croce celtica simbolo dell’amicizia, è dedicata a lui».
Lo spazio del birrificio Poggio Rosso è di 720 metri quadrati su tre livelli, compreso il magazzino, il birrificio visibile anche dall’interno del locale e uno spazio su due piani dove è possibile degustare le birre ma anche focacce, prodotti panificati e altri prodotti aziendali praticamente a chilometro zero.
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