Sicurezza
«La discarica di amianto non causa rischi per la salute dei cittadini»
L’ingegnere Alessia Angelini dopo l’assemblea sulla riapertura della Grillaia: «È la soluzione migliore in termini ambientali e di sanità pubblica»
CHIANNI. «Oggi la discarica rappresenta la soluzione migliore in termini ambientali e di sanità pubblica. E mi complimento con la coraggiosa scelta fatta dalla Regione. Coraggiosa perché impopolare anche a causa della cattiva e strumentale informazione a cui spesso assistiamo». L’ingegnere Alessia Angelini, dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro) è stata chiamata dal sindaco di Chianni, Giacomo Tarrini, a intervenire all’incontro pubblico di sabato scorso, insieme ad altri esperti, per fornire informazioni ai cittadini, sul piano della salute pubblica, in merito alla imminente riapertura della discarica Grillaia, dopo che la Regione ha autorizzato il conferimento di 270mila metri cubi di amianto.
Angelini contesta la ricostruzione dei lavori dell’assemblea che abbiamo pubblicato nell’edizione di ieri. E spiega la sua posizione: «Sono stata contattata dal Sindaco di Chianni, per dare spiegazioni, rispondere a domande nella logica della verità scientifica. Argomenti che purtroppo spesso vengono strumentalizzati da chiunque ne possa trarre un beneficio o un consenso. Purtroppo sempre a danno della collettività. L’Italia è il Paese europeo che più ha legiferato ed investito denaro pubblico per il controllo e l’eliminazione di questo rischio, che ha purtroppo causato migliaia di vittime che fino ad almeno tutti gli anni ‘70 hanno lavorato questo minerale senza le necessarie precauzioni, che avrebbero ridotto il rischio di ordini di grandezza salvando la vita di migliaia di lavoratori. È doveroso sapere che oggi, cioè nel 2022 come negli anni scorsi, circa 700/800 operatori pubblici di Sanità e Ambiente lavorano costantemente sulla prevenzione da questo rischio controllando i piani di lavoro delle bonifiche ed effettuando sopralluoghi, campionamenti di aria e sorvegliando i lavoratori che effettuano le bonifiche. È una spesa pubblica importante, ma che vale la pena di investire. È ingeneroso e ingiusto non riconoscere questo investimento da parte dello Stato e delle Regioni».
«I morti ed i malati da amianto purtroppo ci sono ancora oggi – sottolinea Angelini – ma è importante e fondamentale comunicare che sono persone che sono state esposte, la maggior parte per motivi professionali, 40 o addirittura 50 anni fa, tanto è lungo il tempo di latenza o più semplicemente l’incubazione dalle prime esposizioni. Argomento che ho trattato nel dettaglio nel corso dell’incontro pubblico a Chianni, in cui sono stata a disposizione per domande, interventi e qualsiasi tipo di chiarimento, addirittura ho invitato il pubblico a contattarmi in futuro per qualsiasi dubbio o informazione. Da 34 anni in Regione Toscana il rischio amianto viene tenuto sotto controllo con la cosiddetta sorveglianza epidemiologica, registrando puntualmente tutti i nuovi malati, intervistandoli per comprendere quali siano state le condizioni di esposizione del passato». Oltre a queste purtroppo si registrano «anche casi di familiari conviventi con chi lavorava l’amianto e portava le tute a casa a lavare, tant’è che quasi sempre sono i conviventi di genere femminile ad ammalarsi. Quindi la causa delle malattie è stata l’esposizione intensa e prolungata. In Toscana non essendoci state delle aziende che hanno inquinato le zone circostanti si registrano pochissimi casi ai quali è stata attribuita una esposizione soltanto di tipo ambientale». L’ingegnere Angelini aggiunge che «la consapevolezza che una discarica di cemento-amianto non costituisca un rischio per la popolazione deriva da anni di studio e di sorveglianza. L’amianto è una fibra, non una molecola, e quindi non presenta rischio di percolamento. Il cemento amianto (perché di questo si tratta cioè di un materiale che è costituito dall’87% di cemento) non è radioattivo ed una volta che viene sepolto sotto metri di terra non può liberare fibre in aria, cioè quelle fibre che potrebbero essere inalate causando quindi un rischio di esposizione».
L’ingegnere si chiede «su che base scientifica si preferisce il cemento amianto sulle coperture delle civili abitazioni o delle scuole invece che sotto terra? Come si può asserire che rappresenti un vantaggio il permanere di questi manufatti, che hanno minimo 30 anni e sono sparsi copiosamente ovunque, e che continuano a degradarsi con il passare del tempo? » .
Sull’esito dell’assemblea interviene anche il sindaco Giacomo Tarrini: «L’obiettivo era riportare correttamente e scientificamente ai cittadini i potenziali effetti causati dall’esecuzione del progetto approvato dalla Regione. Gli intervenuti ai quali sono stati evidenziati i particolari scientifici che fanno capire che non vi è possibilità di generare effetti che possono essere causa di malattia derivati da un’operazione come quella prevista alla Grillaia. Dopo l’esposizione qualificata degli esperti Angelini e Renzo Ciofi (docente dell'Università di Roma La Sapienza), ho chiamato in causa la proprietà Nsa dichiarando che resta da tenere sotto la massima sorveglianza l’esecuzione dei lavori da parte del gestore dell’impianto. Chiederemo un incontro pubblico nel quale la società Nsa renda conto su come intende garantire e rendere partecipe la cittadinanza con l’amministrazione comunale ai processi esecutivi previsti». l
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