Il Tirreno

Pontedera

Dipendenze nel 2021: figli in cerca d’aiuto per genitori anziani malati di slot machine o Gratta e vinci

Andreas Quirici
La sede del Servizio per le dipendenze patologiche (Serd) di Pontedera  (Foto Franco Silvi)
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La sede del Servizio per le dipendenze patologiche (Serd) di Pontedera (Foto Franco Silvi)

Il bilancio del Serd dell'Asl per le dipendenze patologiche: "È molto difficile aiutare i giovani che fanno uso di cocaina"

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PONTEDERA. Cocaina tra i giovani che, in questi casi, rappresentano una situazione non facile da affrontare dal punto di vista medico, finendo poi in programmi di regime protetto. Le comunità, per intenderci. È un elemento di valutazione emerso dal resoconto relativo al 2021 da parte di Daniela Scaramelli, responsabile del Servizio per le dipendenze patologiche (Serd) di Pontedera. «Un anno sostanzialmente stabile rispetto a quello precedente – dice la dottoressa – ma entrambi caratterizzati dalla pandemia, soprattutto dal punto di vista degli accessi della ludopatia».
L’anno scorso, infatti, sono state 24 le persone che hanno varcato la porta del Serd per i problemi legati al gioco d’azzardo. Lo stesso numero del 2020. «Dati abbastanza bassi – dice Scaramelli – probabilmente legati ai numerosi lockdonw dell’emergenza sanitaria».
Ma c’è un elemento particolare: se per le droghe sono i genitori a portare i giovani dagli esperti dell’Asl, nel caso della ludopatia sono spesso i figli a chiedere aiuto per i genitori anziani. «In effetti, le slot machine, oltre ai Gratta e vinci coinvolgono spesso le persone in età avanzata – aggiunge la responsabile del Serd di Pontedera – e non è raro vedere i figli che si rivolgono a noi chiedendo aiuto per i problemi causati dal ricorso al gioco d’azzardo dei parenti. Situazione che si ribalta con le droghe, visto che si tratta di un fenomeno prevalentemente giovanile o persone in età adulta».
Nel 2021 gli accesi al Serd sono stati 860, mentre nel 2020 sono stati 892. «I dati sono sostanzialmente in linea tra un anno e l’altro – aggiunge l’esperta –. E, purtroppo, quello che osserviamo da tempo è che il trend dei giovani che si avvicinano alle droghe è più o meno sempre lo stesso. Si parte alle superiori con cannabinoidi e sigarette per poi passare ad alcol e droghe pesanti come eroina e cocaina. Ma se per l’eroina c’è una terapia con farmaci come metadoni, per la cocaina il contesto è più complesso. Serve l’intervento anche di medici della salute mentale adulti e servizi sociali. E quando proponiamo l’ingresso in comunità, soprattutto per gli adulti questo genera un rifiuto. Finendo per complicare ulteriormente il quadro complessivo».
Come spiega Daniela Scaramelli, «la cocaina non è più una bandiera sociale. Il prezzo è notevolmente calato rispetto al passato e questa sostanza si trova facilmente sul mercato. Quindi troviamo situazioni in cui anche chi ha problemi economici e sociali ha accesso questa droga che prova danni molto seri».
Parole che disegnano un contesto molto complicato, anche se ci sono speranze. «Non è raro che ci sia una remissione della patologia – dice ancora la dottoressa dall’Asl Toscana Nord Ovest –. Una volta individuata la terapia migliore, osserviamo gli effetti per due mesi. E se va bene effettuiamo anche interventi attraverso le cosiddette “borse lavoro” che sono fondi appositamente stanziati per aiutare queste persone a trovare un’occupazione e uscire così dalla dipendenza».

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