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Il biobosco creato da Unicoop al posto di cemento e amianto

Nilo Di Modica
Il biobosco creato da Unicoop al posto di cemento e amianto

Inaugurata l’area che nei prossimi anni regalerà una ricca vegetazione nella zona di Montopoli

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MONTOPOLI. Dice il proverbio che fa molto più rumore l’albero che cade, rispetto alla foresta che cresce. Eppure, a ridosso del chiassoso tratto di Fi-Pi-Li che attraversa la zona di Varramista, fra le località montopolesi di Capanne e Casteldelbosco, qualcosa si fa sentire e lo farà sempre più.

Il “bosco biosostenibile” promesso da Unicoop Firenze sui terreni dell’ex allevamento dei ovini dismesso ormai più di trent’anni fa, una fra le aree più impermeabilizzate e inquinate dal cemento di tutto il comune, è stato infatti inaugurato ieri alla presenza dei vertici della cooperativa, delle autorità politiche regionali e comunali, delle associazioni come Legambiente che ha monitorato tutti i passaggi della nascita del nuovo bosco e del noto botanico, professore e divulgatore scientifico dell’Università di Firenze Stefano Mancuso, consulente dell’operazione. «Anche in tempi come quelli attuali, in cui si esce da un emergenza sanitaria e si attraversa una guerra, la vera emergenza per l’umanità resta la lotta ai cambiamenti climatici, che potrebbero avere conseguenze disastrose – dice l’esperto. – Questo progetto, finanziato con da Unicoop e soprattutto dalle tante donazioni dei soci è qualcosa di straordinario: un “biobosco”, perché imita nei limiti delle nostre possibilità fattezze e caratteristiche di un vero bosco, con uno studio approfondito di specie, tipologie di alberi, piante terrestri e acquatiche, utilizzate nel rimboschimento di un area strappata al degrado che nei prossimi anni ci regalerà una ricchissima vegetazione in grado di produrre una gran quantità di ossigeno, abbattendo anidride carbonica, ma anche gli inquinanti della vicina superstrada».

Un piccolo miracolo che al posto di decine di capannoni in cemento e amianto ha posto le basi per una vera foresta, con un unica traccia del vecchio allevamento intensivo: le vasche che ospiteranno un area palustre dove è stata ripiantata flora acquatica e saranno reintrodotte anche specie anfibie autoctone. Tante le varietà, fra cui pioppo nero e bianco, salice, acero, frassino, farnia, albero di giuda, tiglio, liriodendro, noce, carpino, orniello, ontano nero, salicone, ciliegio, corniolo, roverella, nocciolo, alloro e così via.

«Qualcosa che apre il cuore ed è dedicato a tutta la comunità di Montopoli e non solo – dice soddisfatto il sindaco Giovanni Capecchi –. Un grandissimo lavoro fatto in pochi mesi, da novembre a oggi, con risultati che hanno potuto ammirare anche i ragazzi delle nostre scuole in queste mattine, venuti ad imparare e anche a liberare api e farfalle».

In vari siti sono stati installati nidi-casette per le api selvatiche, nell’ambito della campagna Coop “Ogni Ape Conta”. Un’apertura comunque straordinaria quella di ieri. «Non è un punto di arrivo – ha detto Daniela Mori, presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze –. I nostri ringraziamenti vanno a chi ci ha sostenuto con le donazioni. L’invito è a vivere questo luogo, che vuole essere di tutti. Infatti è già stato avviato un confronto per la donazione del bosco al comune».

Il sito è quasi finito dal punto di vista della sola piantumazione, ma non della totale fruibilità. Il progetto prevede anche la realizzazione di un’aula didattica-centro conferenze di 200 metri quadri in vetro e legno, con impianto fotovoltaico e geotermico. Da ottobre l’area, che ora sarà richiusa, potrà essere visitata dai cittadini. Il bosco, poi, è entrato nel catalogo delle proposte educative di Unicoop per le scuole toscane e sarà utilizzato anche come zona di incontro e per l’organizzazione di eventi. «In questa bella giornata Montopoli è la capitale dell’ambiente per la Toscana – ha detto il presidente della Regione Eugenio Giani –. La regione con la più ampia superficie boschiva in Italia, da cui ci sentiamo di lanciare un appello: la speranza che tanti dei fondi del Pnrr vadano in progetti di riforestazione».

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