Il Tirreno

Pontedera

Sequestrati nuovi documenti societari e caccia ad altri terreni inquinati dal Keu

Pietro Barghigiani
Uno degli scavi avviati per la ricerca del Keu nei riempimenti dei terreni
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Uno degli scavi avviati per la ricerca del Keu nei riempimenti dei terreni

Altri spunti nelle indagini sul sistema di smaltimento ritenuto illegale a distanza di dodici mesi dalle misure cautelari

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SANTA CROCE SULL'ARNO. È passato un anno, ma le indagini non sono ancora chiuse. Anzi, l’inchiesta sullo smaltimento del Keu sembra trovare nuovi rivoli investigativi almeno su due livelli. Il primo è quello della continua ricerca di terreni nei quali potrebbe essere finito il rifiuto degli scarti delle concerie. I carabinieri forestali dopo aver censito i siti inquinati sono al lavoro per ampliare una mappa destinata a crescere nei suoi puntini da allarme rosso per le sostanze interrate. L’altro fronte è quello portato davanti dalla Direzione distrettuale antimafia che di recente ha proceduto a ulteriori sequestri documentali in un contesto societario riferito all’attività di smaltimento dei fanghi. L’ipotesi di notificare a breve l’avviso di chiusura delle indagini ai 19 indagati viene smentita dall’operatività degli inquirenti che ancora non hanno esaurito gli spunti di un’inchiesta che ha alzato il velo sul precario equilibrio tra interessi economici e tutela dell’ambiente.

Deflagrata il 15 aprile 2021 con arresti e sequestri, l’inchiesta sullo smaltimento del Keu dal depuratore del consorzio Aquarno per conto dell’Associazione Conciatori ha ancora altro da offrire. Il sostituto procuratore della Dda della Procura di Firenze, Giulio Monferini attende le ultime analisi sui terreni in mezza Toscana a rischio contaminazione dopo i riempimenti a base di Keu e l’analisi sui documenti sequestrati per procedere all’avviso di chiusura delle indagini. Di contro anche gran parte degli indagati si sono rivolti a professionisti per far analizzare le acque uscite dal depuratore e i terreni in cui sono state piazzate le ceneri degli scarti conciari ritenute dall’accusa ad alto tasso di inquinamento da sostanze chimiche e tossiche. Nel gennaio scorso è stato eseguito un sequestro, finalizzato alla confisca, di beni mobili e immobili per circa cinque milioni di euro a carico di Francesco Lerose, 59 anni, crotonese domiciliato a Pergine Valdarno (Arezzo). È il titolare di varie società, una delle quali si occupava di demolizioni inerti in viale America a Pontedera e avrebbe utilizzato il Keu in diversi riempimenti. È dall’aprile 2021 che l’impianto è chiuso nell’inchiesta con 19 indagati tra imprenditori, tecnici e politici e funzionari pubblici alcuni dei quali accusati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e allo smaltimento abusivo dei rifiuti. Lerose è un imprenditore che per la sua attività di riempimento terra e gestione inerti è indagato anche in un’inchiesta parallela nella quale lo accusano di essere un uomo al servizio della ’ndrangheta che fa capo alla famiglia Grande Aracri di Cutro (Crotone). All’origine del sequestro la ci sarebbe l’accumulo di ingenti risorse con attività illecite, anche quelle legate allo smaltimento del Keu, le ceneri dei rifiuti conciari trattati dai depuratori. Le indagini restano aperte con i carabinieri del Noe, della forestale e del Ros che cercano altri riscontri da inserire nell’informativa finale.



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