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Pontedera

Quella pietra viva che emoziona e parla di una storia lunga 30 secoli

Paolo Falconi
Quella pietra viva che emoziona e parla di una storia lunga 30 secoli

Fino al primo novembre c’è l’esposizione “I Tesori dell’Alabastro” al Centro studi Santa Maria Maddalena: un viaggio con tanti sentieri 

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VOLTERRA. Un tesoro di pietra. Ma è una pietra viva, parlante, emozionante. È una pietra bianca, anzi trasparente se la sua purezza si alza di livello. L’alabastro è un minerale molto duttile, che si lavora più facilmente del marmo, ancora oggi con gli stessi strumenti e tecniche del passato per ottenere capolavori. Nelle civiltà micenee e nell’antico Egitto veniva utilizzato per i rivestimenti di pareti o per vasi funebri, ma furono gli etruschi a farne un ampio utilizzo per costruirne urne e sarcofagi.

Volterra, culla della civiltà etrusca, è da sempre considerata un punto di riferimento per l’estrazione e la lavorazione dell’alabastro: un materiale mutevole, delicato, lucente ed elegante, per un’arte e un artigianato sopraffini.

Logico, direi scontato, che nell’anno di Volterra capitale toscana della cultura, fosse ritagliato uno spazio importante anche per l’alabastro. Ci saremmo meravigliati del contrario. Perché l’alabastro, i suoi maestri, le sue botteghe sono storia.

Ecco, dunque, l’esposizione “I Tesori dell’Alabastro” al Centro studi Santa Maria Maddalena fino al 1° novembre, costruita come un percorso nella storia, ma con un’apertura al futuro. Il sottotitolo “Never say die” (Mai dire morte) è lo slogan di Goonies, un film epico dove si svolgono le avventure di un gruppo di giovani amici.

Quella che si genera è un'avventura nel mondo dell’alabastro: i fruitori della mostra ricevono una mappa del tesoro con due percorsi: uno interno e uno esterno, venendo così guidati alla scoperta del passato, presente e futuro dei tesori dell’alabastro. Un viaggio con tanti sentieri, nell’evoluzione secolare di questa tradizione artistica e culturale da sempre punto fermo di Volterra.

«Lavorando a questo progetto – dice Nico Löpez Bruchi, curatore della mostra – sono tornato bambino, quel bambino che esplorava le botteghe dell’alabastro dalle finestre, dalle porte senza entrare, perché, in qualche maniera, percepivo l’intimità che l’alabastraio aveva con la propria officina. Quei rumori, quei macchinari, tutta quella polvere, facevano parte di luoghi dove un bambino non avrebbe dovuto recare disturbo». E ricorda l’usanza di chiedere gli scarti di pietra agli alabastrai per scrivere sulla strada, creare porte per giocare a pallone, disegnare le caselle del gioco della campana.

«Sono passati molti anni da quei momenti scalfiti nella memoria, ma mai ho smesso di sentire questa pietra come significativa compagna di vita». Ora ha deciso di raccontare questa avventura, «condivisa da buona parte dei volterrani» in una mostra curata con Nicolas Ballario e promossa dalla Fondazione Cassa di risparmio Volterra e dalla parrocchia della Cattedrale di Volterra con l’organizzazione di Opera Laboratori, ampliata all’evoluzione del mondo della lavorazione dell’alabastro contemporaneo, sotto forma di avventura, di caccia al tesoro, un po’ «con gli occhi e l’entusiasmo di un bambino, un po’ con lo sguardo e la sensibilità di un uomo, ormai adulto, che ha sempre approfondito il legame con questa arte della sua città».

Un viaggio, un’emozione, una realtà che parte sia dalle cave a cielo aperto che da quelle sotterranee dove l’estrazione dei blocchi avviene sempre e comunque manualmente. E poi “l’avventura” delle lavorazioni: dal blocco inespresso alla scultura. Lo sanno bene, per esempio, Renzo Giannarelli e Mauro Gregorietti, ottantenni, i decani della sessantina degli alabastrai in attività sul colle etrusco.

Vivere lavorando l’alabastro è uno stile di vita che a Volterra conoscono, e questo racconta una storia che si sta evolvendo, che ha avuto periodi di difficoltà, ma non ha mai cessato di esistere, sviluppandosi in nuove vie. Come quella tratteggiata da Alessandro Vita del Centro commerciale naturale volterrano e facente parte del Tavolo istituzionale dell’alabastro: «Il settore – dice – va attualizzato con il mondo che cambia. La valorizzazione del prodotto e la collaborazione con i designer. Parlare di crisi appare anacronistico: diciamo che siamo a una svolta epocale perché il mondo è cambiato; quindi, c’è la necessità di adeguarsi ai tempi moderni». È un po’ il senso della mostra.

L’esposizione temporanea, aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso 17.30) rientra all’interno del progetto Anima di Volterra che, inaugurato nel 2021, si presenta al visitatore come un percorso di valorizzazione del cuore della città, la piazza San Giovanni dove si affacciano i tre luoghi simbolo della spiritualità volterrana: la cattedrale, il battistero e l’Antico ospedale Santa Maria Maddalena. Un biglietto unico di 7 euro che comprende l’ingresso a tariffa ridotta a Palazzo Viti, la più importante casa museo di Volterra, in via dei Sarti 41.



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