Il Tirreno

Pontedera

le indagini della guardia di finanza 

Scoperta frode al fisco da 10 milioni di euro Indagati in quattordici

Foto d'archivio
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Foto d'archivio

Sequestrati i conti al proprietario di un’azienda di pallets Tra i prestanome anche un uomo di 62 anni di Pontedera

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PONTEDERA. Una maxi frode fiscale da oltre 10 milioni di euro con evasione di Iva e Ires per 2,2 milioni attraverso l’emissione di false fatture da parte di società fantasma dislocate in modo particolare nelle province di Pisa, Prato e nell’hinterland fiorentino è stata scoperta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Lucca nell’ambito del commercio del pallets (pancali) al termine di un’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Lucia Rugani successiva a una verifica fiscale.

Il magistrato ha iscritto nel registro degli indagati quindici persone (una sedicesima, ritenuta dagli inquirenti un prestanome, è deceduta nel luglio 2021 durante l’inchiesta) accusate di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di plurimi reati tributari all’interno di un contesto illecito ben organizzato oltre a quattro società – con sede ad Altopascio, Prato, Buti e Crespina – segnalate per responsabilità amministrativa dell’ente. E proprio in relazione alle richieste della pubblica accusa, in buona parte non accolte, il gip Antonia Aracri ha emesso il provvedimento cautelare eseguito in questi giorni dalle fiamme gialle di interdizione per un periodo di otto mesi dall’esercizio di qualsiasi carica societaria per Emanuele Pagano, 41 anni, residente nel Capannorese, responsabile della Pagano Business e Pallets srl di Altopascio.

Tutto inizia con un accertamento della Tributaria della finanza iniziato nel 2020 a seguito di una serie di anomalie riscontrate durante una verifica fiscale nei confronti della società altopascese che commercializza pancali in legno nuovi e usati e vanta le maggiori certificazioni del settore che garantiscono un ottimo livello di qualità ed affidabilità. Emergono problemi di natura contabile e vi sono sospetti sulla veridicità dei rapporti tra la società di pallets della Piana e alcuni fornitori susseguitisi negli anni a partire dal 2015. Fornitori che, stando all’accusa, sono società fantasma, le cosiddette cartiere. Nascono e muoiono in poco tempo e hanno un caratteristica comune: omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, assenza di versamenti d’imposta, mancata conservazione e costituzione delle scritture contabili obbligatorie e attività di vendita diretta quasi esclusivamente a un unico cliente (la ditta di Altopascio). E durante l’inchiesta emerge che il responsabile dell’azienda altopascese – avvalendosi di due persone in veste di amministratori occulti, un cinquantacinquenne residente a Prato e un quarantottenne di Cascina – attraverso la costituzione di 10 imprese fantasma con i legali rappresentanti risultati essere dei prestanome avrebbe posto in essere un’attività finalizzata all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti in modo da frodare il fisco. In pratica la società di Altopascio, per l’accusa, acquistava pallets usati, forse sul mercato nero, e per mascherare la reale provenienza faceva emettere dalle società «cartiera» le fatture false. L’impresa della Piana a quel punto saldava gli acquisti fittizi mediante bonifici e tali provviste venivano subito prelevate in contanti dai prestanome muniti di bancomat che consegnavano i soldi ai due amministratori occulti che acquistavano i pancali dal mercato nero.

I 12 prestanome indagati – quasi tutti nullatenenti, extracomunitari, pensionati o disabili – sono: un livornese di 49 anni; un anziano di 88 anni residente a Massa e Cozzile; un sessantenne e un cinquantaduenne di Buti; un uomo di 68 anni di Campi Bisenzio; un settantaduenne di Prato; un immigrato del Senegal di 43 anni domiciliato ad Altopascio; un quarantasette di Castelfranco di Sotto; un cinquantaseienne di Vicopisano; un uomo di 51 anni che vive a Castel Azzara (Grosseto) e un sessantaduenne di Pontedera.

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di Redazione web