Il Tirreno

Pontedera

In tribunale 

Denuncia l’ex compagno violento per proteggere le persone a lei vicine

Libero Red Dolce
Le scarpe rosse, simbolo della lotta alla violenza contro le donne
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Le scarpe rosse, simbolo della lotta alla violenza contro le donne

Per anni ha sopportato e sofferto in silenzio, poi ha deciso di parlare. Lo aveva sempre difeso, ma ha deciso di volere proteggere gli altri

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CASTELFRANCO. Non è semplice trovare il coraggio di denunciare un uomo abusante e violento. Si giustifica, si spera nel cambiamento, si arriva a volte a proteggere il carnefice a discapito della propria incolumità. È significativo allora, come è successo a una donna di Castelfranco, che la volontà di raccontare tutto, e mettere uno stop agli abusi subiti, arrivi per un gesto empatico. Altruista. Guidato dalla paura che la violenza subita per anni possa estendersi anche agli altri.

Si nomina frequentemente la fragilità quando si parla di violenza domestica. In questo caso è più importante mettere sotto i riflettori l’istinto protettivo, quello che è scattato dopo una serata di allucinata violenza. Come purtroppo la protagonista di questa vicenda ne aveva viste troppe.

La consapevolezza che cambia, dunque. E cambia quando l’ex compagno, con il quale aveva ancora dei rapporti, si presenta in casa sua una sera di pochi mesi fa. A gennaio. È fuori di sé, vuole entrare ma lei non glielo consente. Le minacce che urla da fuori la porta le fanno gelare il sangue.

In casa non è sola. Con lei c’è un amico e il primo pensiero va a lui. Non vuole che sia vittima della furia dell’ex compagno e così decide di resistere. Lo terrà fuori dalla porta per almeno un’ora. Mentre lui, bloccato sull’uscio, mette in scena il finimondo. E alla fine butta giù la porta.

Di quella notte le resta addosso la paura per se stessa. Certo. Quella però l’aveva affrontata tante volte. Seppellendola. È il timore che potesse fare del male all’amico che le fa cambiare prospettiva. E la fa uscire dal silenzio che l’uomo sfruttava a suo favore.

Le denunce nei confronti del compagno c’erano già. I genitori di lei erano andati dai carabinieri. Si erano accorti da tempo che qualcosa non andava. Erano diventate troppe, e troppo assurde, le cadute accidentali che la figlia raccontava.

Aveva giustificato anche i referti. Il braccio rotto, le costole incrinate erano sempre conseguenze di cadute dalle scale, incidenti sugli sci e altre scuse inventate per coprire la violenza del compagno.

Un uomo che le stava accanto e che considerava la donna al suo fianco un oggetto. Una sua proprietà, di cui disporre in modo violento, autoritario. Patriarcale.

Hanno vissuto per anni insieme nella stessa casa. E nel corso del tempo lui la picchiava frequentemente. In modo brutale. Sono i referti, come detto, che confermerebbero lo scenario di violenza in cui la costringeva a vivere.

C’erano i genitori e gli amici della donna a cercare di aiutarla, per convincere a denunciarla. Lei però ha continuato per anni a ripetere di essere innamorata di lui. «Lo giustificavo», ha detto di fronte alla gup Nunzia Castellano, quando ieri è stata ascoltata nel procedimento che è nato dopo le denunce e i suoi racconti. E che vede l’ex compagno accusato di maltrattamenti e lesioni.

In una testimonianza dolorosa, la donna ha spiegato che negli anni non ha denunciato gli episodi per paura di rovinarlo. Lui aveva un figlio, nato da un’altra relazione, e la compagna temeva che gli potessero togliere l’affidamento condiviso. Vittima, probabilmente, di un ricatto emotivo.

Di fronte alla gup ha confermato tutti gli episodi di violenza, compreso il più grave in cui le ruppe un braccio nel 2020. L’uomo invece non ha parlato, consegnando un memoriale.

La pm Flavia Alemi ha chiesto la condanna a tre anni e sei mesi. La donna è difesa dall’avvocato Cristina Bibolotti.


 

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