Gioco
Pontedera calcio, sempre meno spettatori. La lettera degli ultras alla società: «Così avete spento la passione»
La media di presenze allo stadio crolla rispetto alle passate stagioni. La squadra sta disputando un buon campionato, ma i tifosi scappano dalle partite casalinghe. La tifoseria organizzata si sfoga e spiega come mai, in città, i granata non scaldano più il cuore della gente
PONTEDERA. A vedere il Pontedera calcio, ormai, non va quasi nessuno. Lo dicono i numeri. La squadra della città non scalda più il cuore dei pontederesi. E la tifoseria organizzata scrive una dura lettera alla società in cui elenca i motivi che - secondo gli ultras della Gradinata Nord - sono alla base della fuga dall'Ettore Mannucci.
STADIO DESERTO
Sempre meno spettatori allo stadio e un malumore che serpeggia da tempo nella parte più calda della tifoseria. Sotto accusa la dirigenza, come si legge nella lettera scritta ai vertici del Pontedera dagli ultras. In tribuna coperta o in gradinata, quest’anno si registra una media di 325 spettatori, la peggiore del girone B di serie C con un picco di poco più di 600 unità nella partita contro la Reggiana. La Pontedera calcistica è stata in poche stagioni tanto calorosa da riempire lo stadio comunale. Ma quest’anno i numeri sono davvero impietosi. E non sembra demerito della squadra allenata da Ivan Maraia, perché il rendimento dei giocatori granata è più o meno in linea con quello degli anni passati. Il Pontedera è in zona playoff, ma pensa prima a salvarsi e poi a vedere cosa succederà. Una filosofia giusta per i conti del club. Ma che, evidentemente, ha un po’ stufato chi ha sempre seguito la squadra per passione, facendo chilometri, sacrificando sabati o domeniche per stare vicino ai colori della città. A chi gestisce la società si imputa di non ambire a traguardi più alti. A non provare a fare quel qualcosa in più per far sognare la tifoseria e, magari, puntare ad avvicinare anche i giovanissimi al pianeta calcio granata. Che potrebbe essere un metodo per garantire quel “ricambio generazionale” tanto caro ai capitani d’azienda che, a detta degli ultras Gradinata Nord, stanno affievolendo la passione e la voglia di varcare i cancelli dello stadio Ettore Mannucci alla gran parte degli sportivi granata.
LA LETTERA DEGLI ULTRAS
Siamo gli Ultras Pontedera della Gradinata Nord, ma prima di tutto siamo “pontaderesi”. E ora parliamo da “pontaderesi”. Come tanti altri. Come tanti che non si riconoscono più nella nostra squadra di calcio. Noi siamo malati di Pontedera e ci saremo sempre, anche in pochi, anche con un solo striscione. Ma tanta gente che prima si divertiva alle partite dei Granata adesso non viene più allo stadio.
Ci rivolgiamo alla società, che abbiamo contestato un mare di volte ma che sempre di più se ne frega del rapporto con la città. Ci chiediamo se qualcuno dagli uffici societari si sia accorto che la squadra è sempre più sola. E ci chiediamo anche se qualcuno si sia chiesto perché il Pontedera Calcio ha perso ogni contatto con i “pontaderesi”. Perché i motivi ci sono, e anche parecchi. Non lo pensano solo gli ultras, sono cose che pensano tutti. Alcuni stanno in silenzio e si allontanano dallo stadio, noi no. Non siamo fatti così.
Se la passione di Pontedera per il Pontedera si è spenta è prima di tutto perché nessuno – da molti anni – ha mosso un passo per riaccenderla. Tanti sponsor, zero progetti popolari. Le campagne nelle scuole della città non sono mai state portate avanti. Due o tre incontri con una classe a caso, poi tutto finito. I ragazzini di Pontedera neppure lo sanno che abbiamo una squadra di calcio. Per una città con la nostra tradizione sportiva questa è una vergogna assoluta.
Perché a volte l’interesse della società verso i tifosi si misura dalle piccole cose. I manifesti che annunciano le partite casalinghe non si vedono più in città. Sembra quasi che la società sia più contenta se nessuno sa che gioca il Pontedera.
Quest’anno, inoltre, è stato cancellato anche uno dei momenti che da sempre segnano la vita del Pontedera calcio. La presentazione pre-campionato in piazza. Nel cuore di Pontedera. Per tutti i “pontaderesi”. La società ha scelto di rendere quel momento un party esclusivo in un locale lontano dal centro. Tra sponsor e televisioni, con la lista degli invitati. E menomale che il calcio è nato come sport del popolo. Ma non finisce qui, purtroppo. Ogni stagione sentiamo ripetere come un disco rotto dalla società che «l’obiettivo è la salvezza». Giusto, certo. Ma noi siamo tifosi. Viviamo di entusiasmo. E da parte del club l’entusiasmo non si respira mai. Il Pontedera è un’azienda finanziariamente perfetta che pensa solo ai bilanci e ai soldi. Questo è calcio? Questo è sport? Così si porta gente allo stadio? Che si vinca o si perda sentiamo dire da giocatori, tecnici e dirigenti sempre le stesse cose. Anche se perdiamo in casa dall’ultima in classifica «bisogna accettare il risultato».
E invece no. In casa bisogna vincere sempre. Soprattutto con l’ultima in classifica. Non parliamo di punti e di obiettivi, perché noi siamo tifosi. Ma come fanno i “pontaderesi” ad affezionarsi alla squadra se ogni anno i migliori giocatori vengono venduti? Se la squadra spesso nella parte finale di campionato abbassa la concentrazione? Quasi come se, a salvezza raggiunta, il nostro campionato sia da considerarsi finito. In passato qualche giocatore ha preso le ferie prima di giocare il primo turno dei playoff. E non andiamo oltre. Che modo di fare sport è questo? Dove ci si accontenta e basta. Ora, come ultimo capolavoro di questa gestione, state cercando di allontanare il capitano, Andrea Caponi. Uno di noi. Un “pontaderese” vero. E se qualcuno vi contesta vi arrabbiate pure. Che coraggio. La verità è che non ci sono solo i bilanci. Avete distrutto la passione di tutta la città. Avete ridotto il Pontedera a un giochino aziendale che viaggia da solo. Avete escluso i “pontaderesi” dal Pontedera. La gente non viene più allo stadio perché è stanca di tutto questo. Di voi e del vostro menefreghismo nei confronti degli sportivi di Pontedera. Di una squadra che non gioca mai per vincere o sognare, ma sempre per sopravvivere. Noi continueremo a farci sentire. In qualsiasi modo e in qualsiasi numero. Voi fate i bilanci, ma noi ci mettiamo il cuore. Il Pontedera non è cosa vostra.
Gradinata Nord Pontedera
NUMERI IMPIETOSI
Sono numeri impietosi quelli legati alle presenze allo stadio Mannucci per il Pontedera quest’anno. In 17 gare interne, 5.530 presenze totali, con una media di 325 spettatori e un picco raggiunto con la Reggiana di 605 unità. I granata sono ultimi del girone B di Serie C in questa speciale classifica riportata da vari siti Internet, tra cui Stadiapostcard.com. In nove anni di professionismo, dalla stagione 2012-2013, la media più alta di presenze allo stadio Mannucci è stata registrata l’anno successivo, 951 spettatori con 15.220 complessivi e il dato massimo raggiunto nella gara col Pisa con 2.605 spettatori. Proprio i derby coi nerazzurri hanno sempre garantito buoni incassi e presenze medie rilevanti. È stato così nella stagione 2014-2015 (15.486 complessivi, 815 di media), nel 2015-2016 (10.731 in totale e 631 di media), nel 2017-2018 (13.791 in tutto e 766 di media) e nel 2018-2019 (12.632 complessivi e 665 di media). Buoni numeri anche la stagione 2016-2017, in cui nello stesso girone di serie C del Pontedera era presente il Livorno, sono stati registrati buoni numeri: 10.803 in tutto e 569. E anche nel 2019-2020, il primo anno di pandemia, la presenza della Carrarese con 1.129 presenze allo stadio Ettore Mannucci nel derby, il risultato finale della media è stato buono, 612 spettatori ogni partita. Nessun dato disponibile per l’anno scorso. Ma è questa stagione che sta facendo registrare un calo preoccupante quando mancano due partite interne alla fine. I numeri sembrano davvero lontani dal passato. Probabilmente influisce il fatto che le squadre toscane presenti nel girone non abbiano un seguito tale da aumentare le presenze in maniera significativa. Ma poi, leggendo quanto scritto dagli Ultras Pontedera, un po’ di spiegazioni si ottengono rispetto a una situazione che mai come quest’anno è stata davvero nera. Non che i bilanci della società granata si siano mai basati sugli incassi. Ma almeno per l’atmosfera nelle partite interne e per tutto quanto rappresenta il calcio per una città come quella della Vespa, sarebbe una situazione da capire e approfondire, per provare a invertire la rotta.
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