Il Tirreno

Pontedera

Scuola Pescioli, prove d’intitolazione dopo 5 anni di silenzio dal ministero

Paola Silvi
L’esterno della scuola dell’infanzia al Romito
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L’esterno della scuola dell’infanzia al Romito

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PONTEDERA. Sarà intitolata a Idana Pescioli la scuola dell’infanzia del Romito, in via Cadorna, nel territorio di Pontedera. Almeno questa è la proposta e queste sono le intenzioni. Da quasi cinque anni. Sperando sia la volta buona.

Perché tutto parte da settembre 2017 con una richiesta avanzata dal consiglio d’istituto dell’istituto comprensivo Gandhi che aveva preso la decisione all’unanimità. E con il Comune che, anche allora, proprio come adesso all’inizio di un nuovo tentativo, aveva appoggiato la volontà della scuola. Ma l’iter, nonostante fosse conforme alla circolare del ministero dell’Interno, che disciplina il percorso di intitolazione delle scuole a persone decedute da meno di dieci anni, non si concluse mai. «Cambiò il prefetto durante la procedura e tutto si interruppe. È per questo che la Gandhi ha avanzato per la seconda volta la domanda. Ora non ci dovrebbero essere problemi», spiega Daniela Pampaloni che, in quanto presidente della Fondazione dedicata a Idana Pescioli aveva seguito da vicino la possibilità di lasciare un segno, magari simbolico, del lavoro e della passione che Pescioli aveva seminato a Pontedera.

Idana Pescioli è una pedagogista. Si laurea negli anni Cinquanta ma rifiuta di svolgere la carriera universitaria per insegnare alle elementari di Settignano «dove vive con i bambini – dice Pampaloni ripercorrendo le tappe della carriera della studiosa – l’esperienza della libertà e della democrazia così da prepararli a diventare futuri cittadini consapevoli della neonata repubblica».

Mostre, convegni, riviste, laboratori e interventi. Pescioli è un vulcano di iniziative rivolte in primis ai piccoli ma anche ai docenti che da lei imparano un metodo, apprendono nuove esperienze e allargano la mente. «Per tutta la vita Idana – continua – ha testimoniato l’importanza di valori quali la non-violenza, la giustizia, la pace e un’educazione calata nella storia». È il 1961 quando partecipa alla marcia per la pace Perugia-Assisi e il 1966 quando, da professoressa dell’Università di Firenze, costituisce un gruppo di studio e ricerca per unire la teoria alla pratica. «Ha coinvolto tutti nei suoi progetti. Dai bambini alle maestre, toccando tematiche innovative come la creatività nell’arte, l’uso del computer e la scoperta dell’ambiente in cui viviamo», aggiunge.

Non a caso uno degli ultimi seminari organizzati dalla pedagogista riguarda il rapporto tra reale e virtuale. È lei stessa poi che nel 2004 dà vita alla Fondazione «per consentire e agevolare la consultazione e lo studio della documentazione della ricerca da lei attuata nelle scuole toscane», sottolinea lo statuto. Ed ecco il legame a doppio nodo che lega la studiosa alla città della Vespa. A Pontedera Idana ha lavorato con moltissimi insegnanti. Oltre 70 persone si sono formate con i suoi percorsi, l’hanno seguita e imitata, riportando nelle loro classi le sperimentazioni della grande maestra. «Prima di morire – conclude Pampaloni – ci nominò all’interno del consiglio di amministrazione ed è per questo suo lascito, per il rapporto con la città che organizziamo un convegno che la ricordi, in programma sabato. L’occasione è anche quella per augurarsi che gli step per l’intitolazione della scuola del Romito a suo nome possano andare a buon fine».

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