Gioco
Un albero per l’eroe che salvò una famiglia
Inaugurato "Il giardino per un futuro senza discriminazioni": prima pianta dedicata a Giuseppe Dani, “Giusto tra le nazioni”
pontedera. È stato inaugurato ieri all’Itis Marconi di Pontedera “Il giardino per un futuro senza discriminazioni”, realizzato dagli studenti e dalle studentesse del progetto “Vivere la storia”. L’iniziativa “Coltivare la memoria” è stata associata alla Giornata internazionale dei “Giusti dell’umanità” e il primo albero messo a dimora è stato intitolato a Giuseppe Dani, il fattore di Colleoli che salvò una famiglia ebrea e riconosciuto l’anno scorso Giusto tra le Nazioni.
Nel corso della mattinata sono intervenuti sia i discendenti di Dani, sia quelli della famiglia che fu coraggiosamente salvata.
Il progetto della scuola prevede la realizzazione di un giardino nell’area verde vicino al fiume, con la piantumazione di sei ulivi nel periodo tra marzo e maggio, con l’obiettivo di intitolarli a uomini e donne che si sono distinti, in passato, per meriti morali.
Gli studenti impegnati in questo percorso sono stati coordinati dalle professoresse Leonella Cerretini, Francesca Gori e Letizia Puma.
L’iniziativa si è aperta con un momento di riflessione nell’aula magna della scuola, con gli interventi di Pierluigi Robino, dirigente dell’Itis Marconi, di Francesco Mori, assessore alle Politiche educative e scolastiche del Comune di Pontedera, le letture a cura degli studenti e delle studentesse di “Vivere la storia”, le testimonianze in ricordo di Giuseppe Dani, Giusto tra le Nazioni, da parte di Miriam Cividalli, Sara Cividalli, Anna Cividalli, Cristina Dani, Lucia Dani, Maria Dani.
Iinfine, nel giardino esterno, si è svolta la piantumazione dell’albero e l’intitolazione a Giuseppe Dani con l’intervento dei carabinieri forestali. L’iniziativa è realizzata con il patrocinio del Comune di Pontedera.
«Un momento significativo – ha detto l’assessore alle Politiche educative del Comune di Pontedera Francesco Mori – perché ha messo insieme la comunità scolastica, le istituzioni e i familiari, che hanno portato la testimonianza diretta della vicenda. Un fatto che mette in evidenza il rigore etico e l’umiltà d’animo del fattore Dani. Un esempio di capacità di riconoscere l’uomo in ogni uomo che si incontra e di fare quello che si doveva fare in quel momento».
Nella sinagoga di Firenze ad aprile dell’anno scorso venne conferita l’onorificenza di “Giusto fra le Nazioni” alla memoria per Giuseppe Dani: era il 1943 quando mise in salvo, nascondendoli, il fiorentino Giorgio Cividalli e la sua famiglia, tutti in fuga durante la Shoah.
Proprio Miriam Cividalli nel 2014 ricordò Dani ai ragazzi riuniti al Mandela Forum di Firenze: «Nell’estate del 1943 – raccontò – avevo dodici anni e con le mie sorelle eravamo nella fattoria di Colleoli che dall’anno prima era di proprietà di sua madre. Giuseppe Dani era bravo, giovane, non ancora sposato e simpatico. Per noi bambine era uno dei grandi a cui dovevamo obbedire. Divenne presto “Zio Peppe”». Il quale trovò un rifugio anche per uno zio, antifascista e ricercato. «Una volta mia mamma fu ricoverata all’ospedale Lotti per un’operazione e mio padre andò con lei», raccontò Miriam. Il padre aveva affidato a Dani una lettera con la quale chiedeva di far avere ai suoi genitori (in Palestina) se non fosse sopravvissuto. «Nessuna di quelle persone, la gente di Colleoli e gli stessi carabinieri di Pontedera ci tradì: mia madre restò a lungo in ospedale, poteva essere arrestata».
”II giardino per un futuro senza discriminazioni” sarà un luogo per la città, un’area vivibile aperta a tutti.
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