Il Tirreno

Pontedera

Dialisi, entro il 2023 la conclusione della storia infinita

Paola Silvi
Dialisi, entro il 2023 la conclusione della storia infinita

Nuovo centro all'ospedale di Pontedera: dall’azienda sanitaria escludono altri ritardi dopo anni di stop, ripartenze, malaburocrazia, pandemia e bonifiche di ordigni

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PONTEDERA. La burocrazia, la bonifica da ordigni bellici, il Covid e l’emergenza sanitaria degli ultimi due anni. L’elenco degli impedimenti e degli imprevisti è piuttosto lungo. Ma come in ogni film che si rispetti, ricco di colpi di scena, arrivano i titoli di coda. E così anche per il centro dialisi dell’ospedale Lotti c’è la data di fine lavori. «Entro l’anno – dice il responsabile dell’ufficio tecnico dell’Asl Stefano Surlinelli – il nuovo padiglione dedicato alla dialisi sarà concluso e a disposizione».

Una palazzina e tutti i comfort. Con la speranza che stavolta il percorso tracciato scorra liscio e senza insidie dietro l’angolo. Perché di fatto non solo l’annuncio dell’apertura del cantiere risale al 2019 ma la partenza è slittata poi al 2020, quando si sono concentrati i maggiori problemi. Prima la pandemia e la conseguente necessità di riorganizzare i servizi e rivedere le priorità e poi la valutazione del terreno hanno stravolto i piani e cambiato le carte in tavola.

In effetti la bonifica bellica dell’area ha previsto più soldi e ovviamente una tempistica allungata. Il terreno sottostante all’edificio era risultato, dalle verifiche, infestato da materiale ferro-magnetico, potenzialmente riconducibile a ordigni e tale da posticipare l’avvio dei lavori. Senza contare le urgenze legate al Covid.

Ora si riaccende la fiducia e si attutiscono le ansie e le preoccupazioni dei pazienti, dei familiari e delle associazioni di volontariato che seguono da vicino chi ha bisogno di queste cure per sopravvivere.

Al centro della questione sono stati per diversi anni i container arrivati per sopperire ai problemi sorti nel vecchio reparto non più in grado di ospitare tutti i pazienti. Era il 2015 quando l’unità operativa fu chiusa per riqualificazione e gli utenti spostati in strutture modulari, piazzate nel cortile dell’ospedale. Poi, dopo mesi di maquillage, il centro dialisi fu riaperto con una decina di postazioni. Ma i moduli rimasero per garantire l’offerta di cura. Con l’idea chiara però di realizzare la nuova emodialisi. Pure Aned, l’associazione nazionale dialisi e trapianto, intervenne per sollecitare il mantenimento degli impegni presi già al tempo della prima ristrutturazione e tutelare la qualità di vita dei pazienti.

Così, se nei mesi e soprattutto coi fatti, è stato dimostrato che le terapie somministrate, sia dentro, sia fuori nei prefabbricati, non sono mai state di un livello inferiore rispetto a quelle standard, avere a disposizione finalmente un edificio stabile e con tutte le comodità, è un sospiro di sollievo. È come tornare a casa. Ma non in una casa qualunque. In una nuova di zecca. «I lavori stanno proseguendo – spiega Surlinelli coadiuvato da Riccardo Casula, responsabile del procedimento – e supereremo anche la provvisorietà dei box».

Il nuovo reparto potrà contare su una superficie di circa 1.600 metri quadrati, con un costo complessivo, comprese le spese tecniche, gli allacciamenti e gli oneri fiscali, che si aggira sui 3,5 milioni di euro finanziati in parte da risorse statali e in parte da quelle regionali. Ci saranno impianti e magazzini, 27 postazioni per la dialisi, di cui 24 ordinarie, due per pazienti infetti in sala riservata e una in quella del trattamento di pazienti acuti. E ancora ambulatori, un auditorium e un tunnel che assicurerà il collegamento interno con l’ospedale.

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