La manifestazione
Simone Buti è Ufficiale della Repubblica, con 6 anni di ritardo
La medaglia è rimasta in un cassetto e dimentica. Il riconoscimento per l’argento ai Giochi di Rio de Janeiro del 2016: «È comunque un onore. E ora torno ad abitare nella mia Fucecchio»
FUCECCHIO. Ha pensato “meglio che tardi che mai”, quando si è visto recapitare a casa una prestigiosa onorificenza firmata dal presidente della Repubblica: Simone Buti, capitano della nazionale di volley e medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, è stato nominato (come i compagni di quella squadra che fece impazzire l’Italia) “Ufficiale della Repubblica”. Una nomina che, in verità, era stata voluta ben sei anni fa, proprio a seguito della cavalcata della squadra guidata da Gianlorenzo Blengini (ex capo allenatore dei Lupi Santa Croce) fino alla finale persa contro i padroni di casa verdeoro.
Poi, probabilmente, la pergamena con le relative insegne, è rimasta in un cassetto, fin quando qualcuno l’ha notata: Buti, infatti, ha ricevuto di recente una chiamata dalla Federvolley, nella quale gli si preannunciava la spedizione di un pacco. «Pensavo – racconta Buti – che mi avrebbero spedito un pacco di maglie e invece è arrivata questa onorificenza: sono passati tanti anni ma è comunque un onore. Meglio tardi che mai».
La pergamena è firmata dal capo dello stato Sergio Mattarella e dall’allora primo ministro Paolo Gentiloni. Buti in quel torneo olimpico fu protagonista della probabilmente giocata più iconica: il muro decisivo nel tie break della semifinale contro gli Stati Uniti, dopo che nel set precedente Ivan Zaytsev aveva letteralmente demolito la ricezione statunitense con una serie di battute devastanti. In quelle settimane Torre – la frazione fucecchiese dove Buti è cresciuto – si strinse attorno al proprio campione, sfruttando i locali del circolo per guardare le partite tutti assieme. E anche al ritorno con la medaglia d’argento al collo, per Buti a Torre fu un tributo. Una terra dove l’ex centrale della nazionale e della Sir Safety Perugia, sta per tornare a vivere in pianta stabile con la famiglia, proprio a due passi da dove è cresciuto. E nel suo futuro c’è l’idea di rimanere nel mondo della pallavolo: «Dopo l’esperienza dirigenziale al Volley Monza – continua Buti – appena avrò sistemato casa mi ributterò a testa bassa in qualche progetto legato alla pallavolo locale: mi vedo più come dirigente che come allenatore, anche se l’esser stato nazionale olimpico mi dà diritto al patentino per allenare, oltre al fatto che ho giocato a livello agonistico per due decenni».
Chissà che Buti non torni con qualche ruolo da stabilire più avanti a quella Folgore San Miniato dove mosse i primi passi come pallavolista: “Con loro – conclude – c’è un ottimo rapporto, ci vediamo e sentiamo spesso. Però per adesso è ancora presto per parlare, prima fatemi sistemare casa».
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