Sicurezza
Il gioco d’azzardo brucia 22 milioni di euro
Secondo l’indagine della Caritas, a San Miniato sono stati spesi oltre mille euro a testa nel 2021 malgrado la pandemia
SAN MINIATO. La ludopatia è una vera e propria dipendenza, anche se spesso non se ne conoscono gli effetti quanto di quelle più “tradizionali” (alcool, droga ecc…). Venerdì sera, in un incontro a tema, verranno mostrati i dati su quanto giocato nel territorio di San Miniato nel 2020; numeri raccolti all’interno di una ricerca, promossa da Caritas su tutti i comuni della Diocesi, grazie al lavoro di Filippo Torrigiani, consulente della Commissione antimafia ed esperto del settore. Numeri che parlano da soli: complessivamente (mettendo insieme slot, vlt, gratta e vinci, giocate online) la cifra è di 22.019.291 euro; di questi, le perdite ammontano a 4.057.660 euro; il resto – 17.961.631 euro – è stato vinto da chi ha giocato. Il che vuol dire che ogni 5 euro giocati, uno va perso. Gioco fisico (slot machines, videolottery, gratta e vinci) e telematico hanno più o meno lo stesso impatto: 11.504.378 euro quello “di persona” e 10.514.913 quello a distanza. Le perdite maggiori, invece, riguardano principalmente il gioco fisico: 3.310.379 euro; mentre per quello telematico “al banco” sono rimasti 747mila euro. Anche il dato pro capite fa riflettere: tenendo conto che la cifra totale impiegata nel gioco d’azzardo è come detto di 22milioni, con 27.971 abitanti censiti nel 2020, significa che la spesa pro capite a persona ammonta a 1.071 euro all’anno. Questo escludendo i minorenni, che non dovrebbero avere accesso al gioco d’azzardo e le persone prive di reddito. Per incrociare le cifre Torrigiani ha fatto affidamento sui dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2019.
Facendo una rapida proporzione, uno stipendio all’anno, quindi, a San Miniato finisce in macchinette, gratta e vinci e scommesse online.
Quello del gioco d’azzardo è un fenomeno sociale che può intaccare gravemente la vita non solo dei giocatori patologici, ma anche d’intere famiglie, portandole alla rovina economica ma anche personale. Ancora oggi, però, non c’è sufficiente percezione dei rischi che comporta e di quelli che sono gli strumenti per ridurli. Ecco perché è importante parlarne e sensibilizzare la popolazione. Con questo scopo la Caritas della Diocesi di San Miniato, in collaborazione con la Cooperativa sociale Il Cammino e con il patrocinio del Comune, ha organizzato l’incontro pubblico “Gioco d’azzardo: dati, rischi e prevenzione”, che si svolgerà venerdì alle 21 nella Sala del Bastione a San Miniato. «I dati – sottolinea don Armando Zappolini, direttore della Caritas diocesana e portavoce della campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo “Mettiamoci in gioco” – sono importanti perché ci danno il quadro della portata numerica di un fenomeno, che si estende a tutti i livelli e con implicazioni complesse in tutti gli ambiti, da quello sanitario a quello sociale e politico. È un problema che riguarda tutti e che tocca da vicino anche i nostri territori».
In questo contesto la Caritas Diocesana ha aperto da tempo presso la propria sede di San Miniato, uno sportello di ascolto, sostegno e orientamento per i giocatori patologici e per i loro familiari, grazie al supporto professionale della Cooperativa sociale Il Cammino, coordinatrice del Progetto “Game L-Over”, Piano di Contrasto della Regione Toscana contro i rischi dell’azzardo. L’intento è quello di fornire un primo aiuto, perché in queste situazioni così delicate il silenzio e l’imbarazzo sono ulteriori ostacoli verso una soluzione quanto più positiva possibile per le persone coinvolte.
Lo sportello ha ricevuto di recente anche il patrocinio del Comune di San Miniato. «L’indagine fa emergere dati impressionanti che è necessario saper interpretare – dichiara il sindaco di San Miniato Simone Giglioli –. Dobbiamo avere la consapevolezza di che cosa significano questi numeri, un segnale che le istituzioni devono raccogliere e i cittadini devono conoscere. Le ludopatie, purtroppo un fenomeno con dati ancora in crescita, stanno mettendo in crisi i rapporti sociali, oltre ad essere un impoverimento economico per coloro che ne sono colpiti. È fondamentale unire le forze tra istituzioni, associazioni e realtà che si adoperano per sconfiggere queste patologie, portando avanti iniziative che ci aiutino a conoscere e riconoscere questo preoccupante fenomeno, cercando contromisure per ridurlo».
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