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Guido Genovesi e la seconda laurea: dalla bestemmia al Grande Fratello alla tesi sui reality - Video

Paola Silvi
Guido Genovesi, ex concorrente del Grande Fratello, ha preso la seconda laurea a 56 anni (Foto Fabio Muzzi)
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Guido Genovesi, ex concorrente del Grande Fratello, ha preso la seconda laurea a 56 anni (Foto Fabio Muzzi)

Comico e conduttore televisivo, nel 2004 venne espulso dalla casa più famosa d'Italia per le sue esternazioni: «Ho preso il Covid e mi ha cambiato la vita»

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PONTEDERA. Una laurea sola non bastava. Così Guido Genovesi, pontederese di origini cascinesi, per tutti “Guidino”, a 56 anni ne ha presa un’altra.

Mercoledì 9 febbraio ha discusso la tesi e ha conseguito il titolo di dottore in filosofia. Che va ad aggiungersi a quello in lettere moderne ottenuto 31 anni fa. Una soddisfazione che arriva dopo un periodo difficile. Perché non è detto che le disavventure portino solo dolore. A volte, si trasformano in occasioni. «A maggio – racconta Genovesi – ho iniziato ad avvertire uno strano sapore in bocca e mi sono sottoposto ad una serie di esami approfonditi. I medici mi hanno diagnosticato una parosmia post-Covid, un’alterazione totale di odori e sapori appunto che stravolge ogni cibo ma anche ogni essenza legata alla quotidianità».

La vita di Genovesi, diventato popolare nel 2004, quando partecipò alla quinta edizione del reality Mediaset “Grande Fratello”, e oggi ancora in tv come comico e conduttore, è radicalmente cambiata. Niente più cene e momenti conviviali. Ma un po’ di tempo in più a disposizione. «Avevo due possibilità: battevo la testa nel muro oppure sui libri. Ho scelto i libri perché almeno erano più morbidi», scherza Genovesi.

Del resto, far ridere gli altri è il suo mestiere. E l’ironia è la sua forza. Tanto che, scandagliando il suo percorso televisivo e navigando nel mare delle parole stampate, da sempre una delle sue più grandi passioni, ha trovato un porto sicuro. Quello della corona d’alloro e di un nuovo importante attestato. Una seconda laurea di cui essere orgogliosi. «Sono partito – spiega – da un testo che avevo già scritto e che raccontava la mia storia al Grande Fratello. L’ho poi arricchito con spunti critici e riferimenti filosofici».

Il risultato è uno studio sull’omologazione culturale e una digressione sulla televisione e sull’avvento della tv commerciale. «Nel testo – entra nel merito il dottore – analizzo il passaggio dall’homo sapiens all’homo ludens, la rivoluzione dell’uomo, sulla scia del concetto dell’appiattimento del telespettatore». Come dire, davanti allo schermo, ognuno di noi viene risucchiato in un mondo parallelo, a metà tra la realtà e l’apparenza. L’utente è anestetizzato dalle immagini. «E crollano – continua Genovesi – i confini tra la sfera pubblica e quella privata. Così noi viviamo nelle illusioni».

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Ma non solo. Dal punto di vista ideologico, l’universo scintillante dello spettacolo fa piazza pulita delle differenze e ribalta le situazioni. Fa sembrare normale ciò che non lo è. Altera in sensazionale ciò che una volta invece era pura semplicità e neutralizza le opposizioni. «Quando fui espulso dal Grande Fratello – e il richiamo all’episodio passato è d’obbligo – perché imprecai in diretta ci furono delle conseguenze. Dall’esposto in procura all’oscuramento di ogni mia apparizione o comparsa in tv. Oggi invece esprimersi con frasi blasfeme o spropositate è un ingrediente dello show. Un po’ come è successo per i capelloni e per i tatuaggi. Prima scandalizzavano oppure erano segno di ribellione. Ora sono diventati di moda. La società dei consumi – aggiunge il dottore bis – ha assorbito ogni spinta sovversiva».

Genovesi riflette su un mondo che gli appartiene, che gli scorre nelle vene. E non è un caso se continuerà a approfondirlo. «Intanto – prosegue – stamperò il libro che avevo scritto, anche alla luce del mio lavoro di ricerca. Sarà un mix di saggistica e di memorie. E poi continuerò a studiare». All’orizzonte il progetto di prendere la terza laurea: «Stavolta in discipline della comunicazione. Voglio continuare a specializzarmi anche in funzione del mestiere che faccio in tv e a teatro e che mi appassiona».

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