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Crv, ora è rottura definitiva: scatta lo sciopero

Crv, ora è rottura definitiva: scatta lo sciopero

Fallisce il doppio tentativo di conciliazione tra azienda e sindacati su integrativo ed esternalizzazione di alcuni servizi

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volterra. Fumata nera. Lo sciopero si farà, forse già entro la fine di gennaio. I tentativi di conciliazione tra i vertici della Cassa di Risparmio di Volterra e i sindacati sono naufragati dopo l’incontro di ieri, che ha fatto seguito a quello di mercoledì. L’estremo tentativo di scongiurare la protesta dei lavoratori non ha dato frutti.

Di conseguenza i sindacati fisseranno nelle prossime ore, forse già nella giornata di oggi, la data dello sciopero che era stato inserito nella mozione approvata il 28 dicembre scorso dai lavoratori riuniti in assemblea alTeatro Persio Flacco, alla quale avevano partecipato (una parte collegati da remoto) 312 dipendenti sui circa 450 totali.

A scatenare il muro contro muro, in particolare, la possibilità che – nell’ambito di una razionalizzazione dei costi – venga creata una struttura centralizzata per il back office e i servizi di istruttoria dei crediti, possibile preludio all’esternalizzazione, attraverso la cessione del ramo d’azienda, che di fatto porterebbe all’uscita dalla Crv dei lavoratori coinvolti; i sindacati, dal canto loro, proponevano la previsione di incentivi all’esodo attingendo dal Fondo di solidarietà. Un altro nodo è il mancato rinnovo del contratto integrativo aziendale, con i rappresentanti dei lavoratori che avevano chiesto una proroga fino a marzo con la contemporanea apertura di una trattativa. Invece l’azienda ha optato per la cessazione unilaterale. Ostacoli che si sono rivelati insormontabili in sede di trattativa tra i rappresentanti di First Cisl, Fabi, Fisac Cgil e Uilca Uil e la delegazione aziendale della Crv, guidata dal presidente Stefano Pitti. Le strategie portate avanti dalle parti, anche in vista del cda dell’azienda in programma a fine mese, non hanno portato a ipotesi di soluzioni condivise, con una parziale apertura – secondo quanto si è appreso – da parte dei rappresentanti della Cassa sull’avvio di una negoziazione di un nuovo contratto integrativo con decorrenza 1° gennaio 2022 che non è stata considerata sufficiente dai sindacati per evitare la rottura, alla luce anche delle posizioni contrapposte anche in merito allo “spin off” (l’esternalizzazione del back-office) , con i rappresentanti dei lavoratori fermi sul no allo “spacchettamento”, con la convinzione che la strada da seguire per tagliare i costi sia quella degli incentivi all’esodo.

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