Il Tirreno

Pontedera

Installazione dedicata ai cinque amici che sopravvissero alla deportazione

Marco Sabia
Installazione dedicata ai cinque amici che sopravvissero alla deportazione

L’opera dedicata alla storia di Corsagni, Boschi, Cioni e dei fratelli Pellegrini. Domenica l’inaugurazione a Torre 

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memoria

Marco Sabia

Cinque amici, che vivevano a poche decine di metri l’uno dall’altro, che all’improvviso e contro la loro volontà vengono spediti al fronte, su ordine del Duce. E che, incredibilmente, riescono tutti a far ritorno a casa, dopo esser stati catturati e fatti prigionieri.

Tornati a casa, praticamente, con le scarpe di cartone, che accadde a tantissimi soldati italiani durante il secondo conflitto mondiale: Gino Pellegrini, il fratello Bruno Pellegrini, Gino Corsagni, Lido Boschi ed Emilio Cioni sono (anzi erano) cinque torrigiani, arruolati nell’esercito italiano; domenica, alla loro memoria, accanto alla piazza principale di Torre sarà svelata un’installazione artistica, progettata da Edoardo Melani e dai giovani di “Fucecchioèlibera”, un gruppo di ragazzi che promuove la memoria storica quale valore affinché certi eventi non accadano più.

I cinque soldati di Torre hanno in comune il privilegio di esser tornati miracolosamente a casa, sebbene dopo aver sperimentato dolori, privazioni e umiliazioni. Gino fu preso prigioniero in Grecia, evitò la morte a più riprese e tornò in Italia insieme ad un altro prigioniero italiano (originario di Roma); anche il fratello Bruno se la vide brutta, perché 19enne dopo dieci giorni al fronte fu catturato e deportato in un lager in Bassa Sassonia, non molto lontano dal fratello Gino. Erano vicini, ma l’hanno scoperto soltanto dopo. Bruno, una volta fatto rientro a casa, non ha raccontato molto (come tantissimi reduci) ma ha spiegato che più volte era scampato agli “appelli” che venivano fatti al mattino, quando gli ufficiali Ss facevano fare un passo avanti a numeri pari o ai dispari e poi sceglievano chi uccidere, sul posto o nella camera a gas.

Gino Corsagni, invece, finì sul fronte russo, probabilmente la più grande disfatta per l’Armir e per la propaganda fascista; Emilio Cioni tornò alla Torre a piedi il 2 novembre 1945, ad ostilità finite; infine Lido Boschi, che era prigioniero a Linz (in Austria) e che fece ritorno anch’egli a piedi alla Torre, a guerra conclusa.

La frazione di Torre già all’epoca era una comunità unita, dove tutti si conoscevano: vederli ritornare a casa fu un vero e proprio miracolo, perché poi riuscirono a rifarsi una vita quando sembrava che per loro non ci fosse più niente da fare. Le famiglie di questi cinque soldati, tra l’altro, vivono ancora Torre, a dimostrazione del rapporto inscindibile che si è creato con questo territorio. Altra curiosità: l’installazione artistica – appuntamento alle 11. 30 – verrà realizzata in piazza don Giuseppe Mainardi, un parroco che per Torre non è stato soltanto una guida spirituale. Don Giuseppe – parroco della frazione dal 1939 al 1999 (anno della morte) – ha infatti dato il nome alla nuova piazzetta accanto alla chiesa e al campanile che il prete in prima persona contribuì a ricostruire dopo la guerra.

Dopo i disastri della guerra, ricostruì la nuova e grande chiesa di Torre tra il 1946 e il 1947. Il campanile, infatti, era stato minato dai tedeschi e poi venne fatto saltare, finendo addosso alla chiesa. Ma il campanile tornò a nuova vita nel 1952, con quelle campane che il parroco era riuscito a non far distruggere parlando con gli ufficiali tedeschi. Don Mainardi unì poi le offerte dei parrocchiani ai risparmi di famiglia per asilo nido, scuola materna parrocchiale, aule per il catechismo e cinema-teatro, in piazza San Gregorio. Insomma, una storia profondamente torrigiana, a cui i torrigiani sono molto legati. All’iniziativa ha collaborato anche la locale Pro Loco, oltre al Comune.

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