Gioco
Covid, trombosi ed emorragie tra i possibili effetti collaterali
Mario Petrini, ex direttore dell’unità di Ematologia dell’Aoup «Nel tempo si può andare incontro ad alterazioni della coagulazione»
sangue e disturbi
Gian ugo berti
Trombosi ed emorragie, rare ma possibili come effetto collaterale del Covid. Niente sconti a distanza, come per altri organi e quindi la necessità di attenti controlli clinici, anche e soprattutto, a carico del sangue.
Dopo due anni di pandemia, si comincia a delineare il forte impatto del virus sull’organismo sano e la situazione sempre più frequente di quella che viene chiamata sindrome da “long covid”, un insieme di disturbi capaci di coinvolgere un po’ tutti gli organi, come anche la composizione del sangue.
Secondo Mario Petrini, già direttore dell’Unità operativa di ematologia all’Azienda ospedaliero universitaria pisana, ora in pensione, può provocare un danno importante a carico dei linfociti, particolari tipi di globuli bianchi, cui è deputata una specifica azione difensiva del corpo.
In pratica, in una fascia di tempo più o meno lunga, si può andare incontro ad alterazioni della coagulazione, da un lato con gravi trombosi ed al contrario causa il calo delle piastrine, cellule corpuscolate del sangue, con maggiori possibilità di emorragie.
La persistente infiammazione che si realizza in alcuni pazienti è inoltre responsabile dell’iperferritinemia (aumento dei valori del ferro), che assume anche una prognosi negativa e dell’anemia di tipo infiammatorio.
«Un secondo fronte d’impegno – aggiunge Petrini – riguarda l’incidenza di forme gravi di Covid nei pazienti già affetti invece da malattie del sangue. È stato dimostrato, infatti, che i pazienti tumorali affetti da linfoma a B linfociti hanno maggiori probabilità di sviluppare una malattia grave».
«La terapia attiva e l’impoverimento dei linfociti T costituiscono i maggiori fattori di rischio per sviluppare una severa sindrome polmonare. Per altro, il calo dei linfociti B, come avviene ad esempio dopo il farmaco Rituximab è una causa di ri-ospedalizzazione per i pazienti affetti da Covid. Anche farmaci comunemente impiegati nelle malattie croniche del sangue quali gli inibitori delle tirosinkinasi, hanno determinato, nella nostra esperienza, una prolungata persistenza della positività ai tamponi eseguiti per valutare l’andamento della malattia. Si aggiunge poi la possibilità che l’infezione determini l’aggravamento di anemie, piastrinopenie e leucopenie pre – esistenti e basate su meccanismi immunologici. In sintesi, i pazienti affetti da tumori del sangue hanno un maggior rischio di ammalarsi e di avere gravi complicazioni».
Un ultimo aspetto da considerare «è il rischio, seppur molto remoto, che le vaccinazioni determinino malattie del sangue. Sono noti i drammatici casi di pazienti, prevalentemente giovani donne, che hanno avuto complicazioni trombotiche, talora mortali, a seguito di vaccinazione. Oggi i meccanismi con i quali queste gravi forme si sono realizzate sono stati largamente compresi ed i trattamenti affinati. È da considerare anche come lo stimolo vaccinale possa determinare la riattivazione o la comparsa di reazioni auto – immunitarie (l’organismo agisce contro sé stesso) come abbassamento delle piastrine od anemie autoimmuni. Il rischio di sviluppare complicazioni da vaccino – conclude direttore dell’Unità operativa di ematologia all’Azienda ospedaliero universitaria pisana – è però molto inferiore a quello determinato da una infezione da Covid, ma un’attenta valutazione dei valori del sangue dopo vaccinazione è prudente ed utile».
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