Italia
Fanno saltare il postamat con l’esplosivo e scappano con 50mila euro di bottino
La tecnica della “marmotta” usata all’ufficio postale di San Frediano a Settimo. Banda in fuga su due auto
CASCINA. Un bòtto e via. Il postamat sventrato offre il suo contenuto alla banda che in pochi secondi è riuscita a preparare l’innesco, dare il via alla deflagrazione e poi raccogliere i frutti dell’assalto scappando con il bottino.
A poco più di due mesi dall’ultimo colpo alle poste di Santa Maria a Monte (refurtiva di 20mila euro e ufficio danneggiato in modo pesante tanto da non riaprire il servizio), un ufficio postale torna a diventare il bersaglio delle bande specializzate negli assalti ai bancomat.
È successo intorno alle 1.30 ai danni dell’ufficio al piano terra di un immobile a San Frediano a Settimo, lungo la Tosco Romagnola nel comune di Cascina.
I banditi hanno usato una miscela esplosiva per far saltare l’erogatore di banconote e poi fuggire con circa 50mila euro.
Un colpo di sostanza quello concluso da una banda di tre-quattro persone che si è mossa con due auto.
I primi testimoni, svegliati dall’esplosione, hanno visto un’Audi e una Volkswagen allontanarsi dopo la detonazione.
All’angolo del palazzo c’è una telecamera che non è stata toccata dai ladri.
Può essere una base di partenza per le indagini affidate ai carabinieri di Cascina e a quelli del nucleo radiomobile intervenuti per un primo sopralluogo.
Stando a quanto è stato possibile ricostruire erano circa le 1,30 di ieri quando i ladri si sono portati davanti al postamat e con la tecnica della “marmotta” hanno fatto saltare il forziere. Un’esplosione dirompente a vedere i pezzi sparsi nel locale.
Diverse le persone incappucciate capaci di architettare e mettere in pratica il furto con esplosione.
Lo scoppio ha proiettato nell’ufficio pezzi di arredamento, infissi e della parte posteriore del postamat.
I vigili del fuoco sono intervenuti, ma non hanno ritenuto di dover disporre l’evacuazione del palazzo.
La tecnica della “marmotta” consiste nel posizionare un parallelepipedo in ferro riempito di polvere pirica, gas e acetilene, delle esatte dimensioni delle aperture, che viene inserito all’interno del bancomat. A seguire innesco e deflagrazione aprono gli accessi al bottino. Anche l’altra notte il sistema è stato efficace.
Pietro Barghigiani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
