Caso Ecovip, ribadito il no all’ampliamento dell’impianto
SANTA MARIA A MONTE. «Il potere del Comune è limitato, ma faremo la nostra parte in conferenza dei servizi per ribadire il nostro diniego». Nel consiglio comunale di giovedì, dedicato al bilancio, il punto più caldo ha finito per essere ancora una volta il “nodo” Ecovip. Continua, infatti, l'iter autorizzativo sulla richiesta di ampliamento dell'impianto di trattamento rifiuti di Ponticelli, di proprietà della famiglia Carli, sul quale da almeno due anni pesano le perplessità dell'amministrazione comunale. Un diniego che la maggioranza guidata da Ilaria Parrella ha ribadito in consiglio proprio giovedì sera, con la presentazione di un documento che elenca una serie di motivazioni tecniche che il comune spera di far valere alla prossima conferenza dei servizi, fissata per il prossimo 25 gennaio. Sul tavolo la richiesta presentata alla Regione delle autorizzazioni necessarie (Paur) necessarie per ampliare fisicamente e qualitativamente l'azienda. Il piano presentato prevede l’ampliamento della superficie delle aree produttive dagli attuali 16.800 metri quadrati a 19.800. A spaventare è però la prevista riorganizzazione di aree e attività interne, con l'ampliamento dello spettro delle tipologie di rifiuti pericolosi e non che potranno essere trattati nell'impianto, già oggi autorizzato a trattare veicoli fuori uso, rottami ferrosi e non, apparecchiature elettriche, batterie, filtri d'aria e olio, pneumatici, contenitori a pressione (bombolette spray) e simili. L'impianto attualmente è inoltre autorizzato alle gestione di una struttura di trattamento di oli vegetali di recupero, non ancora realizzato.
«Siamo fortemente intenzionati a dare il nostro parere negativo – ha dichiarato la sindaca – e lo faremo sulla base di una rosa di osservazioni che hanno a che fare con la natura urbanistica dell'area, ma anche sui possibili impatti che un tale allargamento alle tipologie di rifiuto trattabili potrebbe comportare». La destinazione urbanistica dell'area, infatti, per il Comune non sarebbe compatibile con le richieste dell'azienda. Altre osservazioni puntano sull'esistenza di una convenzione urbanistica vincolante (piano attuativo) fra Comune e azienda, sulla conformità edilizia in merito al rischio idraulico per quell'area, sulla vicinanza delle Cerbaie e sul rischio maleodoranze, oltre che sulla necessità, sempre secondo l'ente, di assoggettare un tale impianto alla normativa Seveso (Rischio di Incidente Rilevante). Elementi che hanno visto la maggioranza votare compatta e tirare di fioretto, invece, con il Pd, che sul punto si è astenuto. «Non siamo assolutamente favorevoli a prescindere a questo ampliamento – ha dichiarato il capogruppo Francesco Petri – ma avremmo voluto che su un tema così importante le opposizioni fossero messe in condizioni di valutare le carte, con una maggiore condivisione».
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