Il Tirreno

Pontedera

confcommercio e confesercenti 

«Troppe aziende in difficoltà, servono aiuti per sostenere titolari e dipendenti»

P.S.

2 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. L’ondata di nuovi positivi sta costringendo i commercianti a un “lockdown di fatto” e, secondo le associazioni di categoria, non solo il settore è in affanno ma servono sostegni specifici.

«Una sorta di copertura per la malattia – dice Claudio Del Sarto, responsabile di Confesercenti Pontedera –. I dipendenti di ogni altro comparto economico possono usufruire di questo aiuto mentre per i commercianti, soprattutto i proprietari di piccole imprese di famiglia che con il Covid sono costretti a chiudere, non esiste niente di simile. È una stortura da correggere. Proporrei l’istituzione di un’indennità di chiusura o di ridotta attività basata sulle certificazioni di positività rilasciate in questi casi e sulla tracciabilità del terminale elettronico che registra ovviamente, nei giorni di assenza, incassi pari a zero».

Una boccata d’ossigeno che interverrebbe su un disagio evidente. «Con le difficoltà legate al contagio ma anche alla reperibilità e alle tempistiche per i risultati dei tamponi, la chiusura potrebbe protrarsi anche fino a 20 giorni e la perdita sarebbe molto rilevante – aggiunge Del Sarto –. Senza contare il calo fisiologico dei clienti dovuto all’impennata delle positività. Le persone non circolano».

Dello stesso avviso Mickey Condelli, presidente di Confcommercio Pontedera: «La gente ha paura e il commercio non vive uno dei suoi migliori momenti. La variante Omicron spaventa e le vendite di fine stagione stentano a decollare, anche in virtù del rialzo sensibile dell’inflazione, dell’aumento fuori controllo di bollette e costi energetici e delle nuove e ulteriori restrizioni che certo non aiutano le vendite. C’è poca gente in giro e le uniche file che vediamo purtroppo sono quelle davanti alle farmacie per i tamponi».

Negozi chiusi o costretti al part-time per mancanza di personale, vendite scarse, saldi sotto tono. È un quadro dalle tinte fosche quello dipinto dalle associazioni di categoria. «A risentirne maggiormente sono gli alberghi, la ristorazione, l’abbigliamento e calzature, ma anche trasporti e cultura. Un recupero di quanto abbiamo perso e continuiamo a perdere da due anni a questa parte – aggiunge Condelli – non si vedrà prima del 2023. Non si tratta di catastrofismo, noi imprenditori siamo abituati a rimboccarci le maniche e a guardare la realtà. Ma i numeri locali e nazionali ci dicono questo».

Ecco la necessità di interventi e sostegni al commercio, al turismo, ai servizi. «Occorrono nuovi ristori, aiuti concreti e magari – conclude il rappresentante di Confcommercio – il ripristino della cassa integrazione Covid. Anche perché l’introduzione progressiva di ulteriori e più stringenti e non sempre chiare misure di contenimento anti Covid mette ulteriormente in crisi le imprese, costrette a fronteggiare impreviste assenze di dipendenti e persino a chiudere temporaneamente».

P.S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa