Sicurezza
Il Centro diurno a Casa Giardini segno di civiltà e integrazione
Ampi spazi per accogliere i 14 pazienti disabili tra i 15 e i 50 anni di età. Il rappresentante dei genitori: un lavoro lungo, finalmente lo abbiamo realizzato
PONSACCO. «Me lo faccia dire. Ho cominciato anni fa a spingere per questo progetto. Ma dopo tanti sindaci, a cominciare da Silvano Granchi, siamo arrivati alla sua realizzazione con Francesca Brogi». Chi parla è Libero Brini, rappresentante del genitori dei pazienti che frequentano il centro diurno a Ponsacco. E che poche settimane fa ha visto l’inaugurazione della nuova sede a Casa Giardini, dopo il trasferimento dal vecchio centro in via Primo Maggio. Un taglio del nastro atteso da tempo e che sistema un’attività in cui gravitano 14 persone tra i 15 e i 50 anni con disabilità a vario livello. «Con la nuova sistemazione – riprende Brini – i nostri figli hanno spazio, aule speciali e un’area esterna che, quando arriverà la bella stagione, sarà determinante per loro».
Non è facile fare il genitore di un paziente disabile. Ore e ore a contatto con una persona che ha bisogno di tutto. E spesso, il padre e la madre sono anziani con ulteriori problematiche da affrontare. Poter contare su un centro di nuova generazione, con arredi d’avanguardia, stanze sensoriali, giardino e personale formato per questo genere di attività, significa poter respirare per buona parte della giornata, portando avanti le incombenze personali e familiari. «Il nostro ruolo è quello di far fronte a tutto – dice ancora il rappresentante dei genitori del Centro diurno – Siamo padri, madri e amiamo i nostri figli. Ma siamo anche, all’occorrenza, infermieri ed educatori. Sapere che i ragazzi frequentano questa struttura dalle 9 alle 15 ci consente, e lo dico col cuore in mano, di respirare qualche ora al giorno. Sapendo che, comunque, sono in buone mani».
Nel progetto sono coinvolti il Comune di Ponsacco, l’Asl Toscana Nord Ovest, la Società della salute e la cooperativa Agape che fornisce il personale. Una sinergia che ha prodotto il nuovo Centro diurno da 20 posti, ridotti a 14 per le normative anti-contagio da Covid. «Anche se le presenze non sono mai al completo – aggiunge Brini –. E, comunque, gli spazi sono grandi da consentire la presenza di tutti i frequentatori contemporaneamente. A differenze di quanto avveniva in via Primo maggio con la riapertura dopo il lockdown del 2020. In quel periodo non ci potevano essere più di quattro ragazzi presenti in contemporanea nella struttura. E questo significava che a ognuno toccavano solo due o tre giorni al Centro diurno. E questo, per le famiglie, comportava una situazione molto pesante. Che si sommava a quanto avevano passato durante la chiusura di tutte le attività».
In teoria, ora tutto è cambiato. Nella pratica, però, c’è ancora l’incubo del Covid a incupire il futuro dei pazienti del Centro diurno. La sindaca Francesca Brogi e l’assessore al sociale, David Brogi, stanno seguendo giorno dopo giorno l’evoluzione dei contagi anche in funzione dell’attività che si svolge a Casa Giardini in via Don Minzoni. Ma, pandemia a parte, questo resta un progetto di ampie dimensioni che regala ai cittadini di Ponsacco un supporto fondamentale in caso di presenza di persone disabili il famiglia. «Abbiamo fortemente voluto portare a termine questi lavori – spiega la sindaca – perché lo dovevamo ai familiari e alle persone che frequentano il Centro diurno. Si tratta di civiltà, di servizi alla popolazione, ma anche di rispetto nei confronti di chi ha la necessità d’inserirsi nella società partendo da una condizione di svantaggio. Ed è dovere di un Comune come il nostro, metterli nelle migliori condizioni per farli sentire cittadini a tutti gli effetti».
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