Attenzione
Pontedera, uno studente su 3 assente per il Covid
Rientro da incubo alle superiori tra attivazioni in extremis della didattica a distanza e caos per l’assenza di molti professori
PONTEDERA. Il ritorno tra i banchi, dopo le festività natalizie, nelle scuole superiori, è stato all’insegna delle assenze e della didattica a distanza. Aule vuote e silenzio anomalo. Uno studente su tre era a casa perché positivo al coronavirus o in quarantena per aver avuto contatti con contagiati.
Del resto i presidi lo avevano preannunciato e i fatti gli hanno dato ragione. «Dal punto di vista organizzativo eravamo preparati a gestire la situazione – dice il preside del XXV Aprile Sandro Scapellato – ma davvero nel primo giorno di rientro abbiamo assistito a una scuola mista: metà alunni partecipavano alle lezioni in dad e metà in classe. Abbiamo positivi in quasi tutte le sezioni». È la fotografia di un’insolita partenza, segnata dall’aumento vertiginoso della variante Omicron, che ha bloccato un terzo dei ragazzi. E i numeri parlano chiaro.
Al liceo su circa 1100 alunni, 130 erano assenti per motivi legati al Covid e quasi 270 per altre ragioni per ora non specificate. Non è andata meglio all’Iti Marconi dove, nelle prime ore della mattina, il dirigente Pierluigi Robino ha ricevuto, a cascata, una cinquantina di segnalazioni di assenti che richiedevano l’attivazione della dad. «Abbiamo letteralmente corso – aggiunge Robino – per far partire le connessioni. Solo stamani (ieri, ndr) ci è arrivata notizia di 50 ragazzi assenti. Fortunatamente non ci sono stati problemi perché tutto ha funzionato. L’aspetto che ci rincuora è che comunque questi studenti non hanno avuto contatti con la classe».
La speranza per il preside è legata poi al ciclo vaccinale perché anche il fronte degli insegnanti sta vacillando.
«Mancavano 8 docenti e con le risorse interne non è stato difficile sostituirli. Mi auguro però che la curva dei contagi non continui a salire e che, grazie anche alla terza dose e alla possibilità di chi l’ha effettuata di non andare in quarantena, possiamo reggere l’urto». Che la variante Omicron sia più insidiosa delle altre e che la percentuale degli adolescenti contagiati abbia toccato vette piuttosto alte, ormai è appurato. Ma è proprio per questo andamento insidioso che i presidi non nascondono la loro preoccupazione. «370 studenti su 1200 erano assenti. In un’ora e mezzo mi sono arrivate 31 mail che domandavano l’avvio delle lezioni online», fa il punto il dirigente del Fermi Luigi Vittipaldi. «La scuola ha tenuto duro fino a dicembre poi, molto probabilmente, la socialità delle feste e lo scadere delle coperture vaccinali hanno accelerato la velocità di diffusione del virus. È per questo che sarei stato favorevole alla chiusura della superiori in presenza, almeno tutto gennaio. Le famiglie non sarebbero state in difficoltà perché gli studenti sono grandi e capaci di gestirsi da soli e forse avremmo contenuto i contagi».
«Mi aspetto nelle prossime due settimane di vedere i casi quadruplicati”, gli fa eco la dirigente dell’Ipsia Giovanna Missaggia. «Per il momento le cifre del mio istituto sono piuttosto contenute: sei docenti e una decina di ragazzi assenti. Questo non significa che non andremo incontro a un peggioramento. Mi sento di ringraziare i medici di famiglia che hanno sempre collaborato con la scuola in un monitoraggio costante, indipendentemente dalla normativa, che ci ha consentito di essere sempre protetti e sicuri. E questo per ora ci ha salvato dai focolai e dalle tante quarantene».
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